venerdì 19 settembre 2014

Gyeongju, museo a cielo aperto

Diario di viaggio in Corea
11 agosto 2014




Questa mattina il cielo è sereno e c'è un bel sole caldo. Il meteo promette ancora tempesta, ma al momento si direbbe proprio che sbagli.

Lasciamo il nostro ostello prestissimo, insieme ad un bigliettino di saluti per il ragazzo della reception che non c'è ancora e usciamo in strada. Dobbiamo prendere la metro per andare alla stazione degli autobus, fare i biglietti e partire.
Non ho ben chiaro dove sia questa stazione, ma a volte mi dimentico che sono in Corea e che certe preoccupazioni non hanno senso di esistere qui. (Direi che è quasi impossibile perdersi, con tutte le indicazioni e i cartelli che ci sono).

Arriviamo prima del previsto, quindi riusciamo a prendere l'autobus espresso per Gyeongju, che è quello che costa un po' di più essendo più lussuoso.
Ci sono solo tre sedili per fila, uno singolo e due vicini. Le poltrone sono perciò molto larghe e hanno ogni comfort. Ci si può sdraiare e tirare su l'alza-piedi, il poggia testa ha le casse stereo incorporate per ascoltare la musica (comandi sul bracciolo) e l'imbottitura del sedile in pelle è avvolgente e comodissima. Questo sì che è viaggiare.

L'interno del nostro super confortevole autobus
Korean Bus

Attraversiamo quasi tutta la Corea del Sud in diagonale, Gyeongju si trova vicino alla costa sud-est della penisola coreana. Durante la prima metà del viaggio il paesaggio è prevalentemente montuoso e il colore predominante è il verde. Ogni tanto si scorgono dei paesini sulle colline, con qualche casa tra cui spunta il campanile di una chiesa. Di templi invece se ne vedono pochi, anche perché in Corea si trovano quasi tutti in montagna nascosti dalla vegetazione.

Verso metà strada facciamo una sosta in un autogrill, e il viaggio dura in tutto quattro ore e mezzo.

L'itinerario di viaggio da Seoul a Gyeongju
Itinerario Corea

Autogrill coreano
Korean Autogrill

L'autobus lascia l'autostrada, e dopo pochi metri i tetti delle case tradizionali ci dicono che siamo arrivati a Gyeongju: sembra di essere in luogo fermo nel tempo, in un'altra epoca rispetto a quella in cui si vive a Seoul. Poche macchine, poca gente in giro, aria pulita e un sole limpido e caldo. Quando recuperiamo il nostro bagaglio e usciamo in strada ci mettiamo un po' a capire dove siamo.

Seguendo le indicazioni della cartina che mi aveva mandato il proprietario della guesthouse troviamo facilmente la strada giusta. Il quartiere è tranquillo, le case sono una più bella dell'altra, con i vicoli stretti e le porte aperte sui cortili.

Paesaggi cittadini completamente diversi da Seoul:
a Gyeongju le case sono basse, di architettura tradizionale e in mezzo al verde.
Gyeongju
La guesthouse è facilmente riconoscibile, dato che il muro esterno è dipinto di giallo. La porta è aperta, e la prima impressione è un misto di stupore, ammirazione e felicità: questo posto è stupendo. Nel cortile pieno di piante ci sono i proprietari: due persone divertenti, molto aperte, particolari, con cui entriamo subito in sintonia.

Prima di entrare in casa bisogna togliersi le scarpe, e all'interno c'è una grande sala comune, una cucina attrezzata, due dormitori e una stanza. Sopra ci sono altre tre camere e una libreria. Il tanto temuto bagno in comune alla fine si rivela più confortevole di quanto potessi sperare, perché in realtà i bagni sono tre e la pulizia è la prima cosa che salta all'occhio.

La nostra camera si trova al piano di sopra ed è in stile coreano. Ondol (sistema di riscaldamento a pavimento per l'inverno) YO (materassi tradizionali coreani, simili al futon giapponese ma più sottili) una finestra scorrevole in legno e soffitto con le travi a vista. Semplice ma spaziosa, e c'è pure l'aria condizionata. Le porte di tutte le stanze non hanno chiavi, ma volendo si può usare il proprio lucchetto (cosa a cui noi non abbiamo neanche pensato).

Questa è davvero la mia casa dei sogni.

Il cortile. 
Al fondo c'è il portone di ingresso, sulla sinistra uno dei bagni
e sulla destra la porta di casa con dei disegni carini sul muro.
Homonomad

L'interno della casa visto dal piano di sopra
Homonomad

La nostra camera
Homonomad


Sistemiamo le nostre cose e usciamo. Gyeongju è stata la capitale del regno dei Silla per mille anni e la valle che la ospitava presenta ancora oggi una tale concentrazione di edifici storici, templi e reperti da essere considerata un vero e proprio museo a cielo aperto.

In città ci sono diversi Tumuli, le tombe dei reali Shilla e dei loro famigliari. Si presentano come collinette erbose ma all'interno oltre alla tomba nascondono anche dei tesori (per come sono state costruite ricordano le piramidi egiziane). Noi oggi visitiamo quelle che si trovano nel parco cittadino aperto gratuitamente al pubblico. E' incredibile come su alcuni di questi tumuli siano cresciuti addirittura gli alberi.

I tumuli e il parco
Gyeongju Tumuli


Gyeongju Tumuli

Gyeongju Tumuli

Gyeongju Tumuli

Gyeongju Tumuli

Nel centro di Gyeongju ci sono negozi, mercati e centri commerciali, ma i palazzi non sono molto alti e ci sono diverse vie pedonali.

Ci sono due catene di negozi in cui non posso fare a meno di entrare ogni volta che ne vedo uno: DAISO (una sorta di "Tutto a un euro" in cui si trovano articoli di ogni tipo sia per la casa che per la scuola e gli hobby) e ARTBOX (oggettistica originale e molto ricercata).
Per la mia gioia sono presenti entrambi a Gyeongju, dato che creano dipendenza. Oggi per esempio torniamo a casa pieni di souvenir nonostante fossimo partiti con l'idea di non comprare niente.


Le vie del centro
Gyeongju

Il classico groviglio di cavi elettrici asiatico
Gyeongju - groviglio di cavi

Quando rientriamo in casa non c'è nessuno. Ne approfittiamo per farci la doccia e a me sembra di stare in campeggio, dato che mi devo preparare la borsa con la roba per il bagno e il cambio.
La temperatura è davvero gradevole, così lascio che i capelli si asciughino al sole mentre controllo la posta sul tablet.

Quando usciamo ci rendiamo conto di aver fatto un po' tardi. A Gyeongju si cena molto presto, e alle 19 i ristoranti iniziano a chiudere, un bel problema. Alla fine ne troviamo uno dove servono ancora da mangiare e ci accomodiamo. In questa regione la cucina è un po' diversa da quella di Seoul, nel menu ci sono piatti che non avevo mai visto.

Ordiniamo HAEMIL BONGMANDU (ravioli coreani) e MOOL NAENGMYEON (noodles freddi di grano saraceno con salsa speciale). I ravioli sono enormi, la porzione abbondante (ne basta una per due persone) con un ripieno di verdure delizioso. I noodles freddi sono una rivelazione, non pensavo che fossero così buoni e la salsa è piccante al punto giusto.
Anche questa volta abbiamo fatto centro, e in due spendiamo l'equivalente di 10 euro.

Il nostro primo tramonto a Gyeongju
Gyeongju

Le luci della sera e i ristoranti in chiusura
Gyeongju


Ravioli coreani e noodles freddi
HAEMIL BONGMANDU E MOOL NAENGMYEON

E tra tanta bellezza e sobrietà ci sta bene un po' di sano trash: 
per i turisti più esigenti ecco i carretti luminosi per fare un giretto turistico senza passare inosservati.
Gyeongju

Dopo cena passeggiamo un po' nel parco, dove in queste sere c'è un festival musicale. Il pubblico è composto in gran parte da famiglie e anziani, non si vedono molti giovani da queste parti ma l'atmosfera è divertente e lo spettacolo si fa apprezzare.

Il concerto e la luna gigante
Gyeongju

CHEOMSEONGDAE - Costruito tra il 632 e il 647 per prevedere le condizioni metereologiche è il più antico osservatorio presente in Asia. Riconosciuto come Tesoro Nazionale è anche il simbolo di Gyeongju.
Cheomseongdae



Rientriamo a casa e notiamo che in nostra assenza è arrivata parecchia gente. Dividiamo il tavolo in cortile con una coppia di ragazze, mentre in casa ci sono gruppetti di ragazzi che chiacchierano intorno al tavolino basso.

Una delle regole della casa è che le luci si spengono alle 23, ma noi per quell'ora siamo già a letto.



- continua -





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Info pratiche:


Seoul Express bus terminal
Metro Line 3/7/9 Express Bus Terminal Station
Per cercare i percorsi delle linee metro di Seoul cliccate qui

In base all'orario ci sono tre diversi tipi di autobus, "General" "Express" "M/Express"
Per la tratta Seoul-Gyeongju le tariffe sono:
General 20,400 won - Express 30,300 won - M/Express 33,300 won
http://www.kobus.co.kr/web/eng/index.jsp


Gyeongju Homo Nomad Guesthouse
Camera doppia tradizionale 40,000 won a notte
http://www.homo-nomad.com/home.html


진주냉연Ristorante coreano
Poseok-ro, Gyeongju
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giovedì 11 settembre 2014

Gita da Seoul: Suwon Fortress

Diario di viaggio in Corea
10 agosto 2014




Oggi è San Lorenzo, ma a giudicare dal colore del cielo ho paura che stanotte non vedremo nessuna stella cadente. Dopo tante belle giornate di sole oggi il cielo è nuvoloso e il meteo annuncia pioggia.

Questa mattina facciamo un viaggetto alla scoperta di Suwon, dove c'è una fortezza inserita nella lista dell'UNESCO come Patrimonio dell'Umanità. E' stata costruita nel 1794 ed è racchiusa da quasi sei chilometri di mura.

Si trova a circa 30 chilometri da Seoul, a ci si arriva con la linea 1 della metro dopo circa 40 minuti.
Di fronte alla stazione prendiamo l'autobus che ci porta nei pressi dell'ingresso, dove facciamo i biglietti (costa solo 1,000 won a testa). Applichiamo l'adesivo sulla maglietta per poter girare liberamente all'interno: dato che ci sono diversi punti di ingresso lungo il perimetro delle mura ai guardiani basterà controllare che siamo in possesso del bollino.

Tombino
Suwon Hwaseong Fortress

Patrimonio mondiale
Suwon Hwaseong Fortress


Ci si presenta subito davanti una bella scalinata ripida, che ci porta in cima alla collina su cui si ergono le mura. Il panorama da quassù è notevole, anche se purtroppo comprende un'agglomeramento di cemento e palazzi abbastanza brutti. All'interno del perimetro invece è tutto verde, foresta e silenzio. Praticamente un'oasi di pace.

Entriamo nelle torrette e ci arrampichiamo fino in cima, cercando di mantenere un'andatura tranquilla per non sforzare troppo le ginocchia. Veniamo sorpresi da uno scoiattolo, che sale sul ramo più vicino a noi per studiarci meglio e poi scappa via.

Lungo il perimetro delle mura ci sono 4 porte di accesso.
Noi entriamo da Padalmun (quella sud) che si trova in strada, al centro di una rotonda.
 Padalmun

La scalinata abbastanza ripida che costeggia le mura.
Suwon Hwaseong Fortress

Seojangdae (Western Command Post)
Seojangdae - Suwon Hwaseong Fortress


La passeggiata è piacevole, anche perché incontriamo diverse torri d'osservazione in cui è possibile salire (lasciando giù le scarpe) a riposarsi un po' sui lucidi pavimenti di legno.
Non c'è neanche tanta gente, scoraggiata forse dal cielo scuro che minaccia pioggia.

Piccola pausa per l'osservazione del panorama dall'alto.
Suwon Hwaseong Fortress


Hwaseoumun tower gate
Una delle quattro porte, con una torre in pietra e le mura a mezzaluna.
Hwaseoumun - Suwon Hwaseong Fortress

Seonam Gangnu (Hwayangnu)
Seonam Gangnu (Hwayangnu)

Una torre di osservazione in cima alla collina
Suwon Hwaseong Fortress
Al termine del percorso lungo le mura della fortezza ci tuffiamo nelle vie di Suwon, che ha un bel mercato coperto e un paio di vie deliziose. Ci perdiamo tra le abitazioni basse dove le pareti esterne hanno dei murales e guardiamo le vetrine dei negozi di craft street.

Proseguendo lungo il fiume ci troviamo in un mercato alimentare enorme, dove ci perdiamo tra i profumi e i vapori del cibo. Se c'è una cosa che mi mancherà della Corea è l'odore, l'unica cosa che non mi posso portare a casa per ricordo. L'odore della cucina coreana è semplicemente meraviglioso, non ho mai sentito un profumo di cibo così buono e così presente. E' dappertutto, a tutte le ore.

Mi fa venire fame.

I ristoranti ancora chiusi
Suwon

Byeokwa (wall painting street)
Byeokwa

Peperoncini lasciati ad essiccare sul lungofiume
Suwon

Un altro tombino
Suwon

Ci lasciamo trasportare dai profumi e ci infiliamo nei mercati: Jidong Market, Minari Gwang Market, Padalmun Market. I prezzi sono molto più bassi rispetto a Seoul, e facciamo alcuni acquisti che ci saranno utili nei prossimi giorni.

Tra i banchi e gli empori c'è poca gente che parla inglese, ma non è poi così difficile riuscire a farsi capire. In certe occasioni basta gesticolare e aiutarsi con la mimica facciale, e alla fine ricorrere al sorriso aiuta sempre (anche di fronte al negoziante più burbero).

L'ingresso del mercato coperto
Suwon Market

Negozi, ristoranti e lanterne.
Suwon Market

Cottura al vapore
Suwon Market

La palestra di Taekwondo


Siamo poco distanti da Seoul eppure questa è una città completamente diversa, anche le persone hanno un'aria diversa, o magari è una mia impressione. Ci fermiamo a bere un succo di frutta ai tavolini di un GS25 (una catena di mini-market aperta 24 su 24) e rifletto un po' sul modo di vivere qui in Corea.
Sono portata a vedere sempre il lato migliore dei luoghi che visito, e questo ottimismo può sembrare eccessivo e superficiale. In fondo non so nulla di cosa pensa la gente, se è felice o no. Mi limito a giudicare con i miei occhi da viaggiatrice curiosa ed entusiasta di tutto, e probabilmente sono poco obiettiva.
A me tutto questo ordine, questo senso civico e questo rispetto per la propria città che si manifesta in termini di pulizia e cura dei beni comuni piace. E sarà anche una considerazione da quattro soldi, ma penso che mi piacerebbe vivere così.



Compriamo qualcosa da mangiare in panetteria e andiamo a prendere il treno per tornare a Seoul.
Ci sono due banchine, in una passa il treno che fa tutte le fermate e nell'altra passa quello espresso che ci mette meno perché ne salta diverse. Prendiamo quest'ultimo e in una mezz'ora scarsa siamo in ostello.

Appena in tempo! Inizia a piovere forte, e controllando le immagini dal satellite inizio ad avere paura di dover affrontare la minaccia di un tifone (un problema ricorrente vista la nostra esperienza in merito, a cui non ci si abitua mai - qui un esempio).

Per buona parte del pomeriggio siamo costretti a stare in camera. Lore ne approfitta per farsi una dormita, io invece inizio a fare i conti col contenuto della mia valigia, che nonostante tutte le liste del mondo riesco sempre a sbagliare.

Ora per esempio che la temperatura è scesa parecchio mi rendo conto non solo che la maglia che ho portato non è sufficiente, ma che non ho proprio niente che assomigli ad una tenuta da pioggia. Mi tocca saccheggiare la valigia di Lore, che è stato molto più saggio di me nel prepararla.

(Il contenuto della sua valigia nel corso dei giorni è stato così sorprendente da meritarsi il titolo di "Valigia dell'Ispettore Gadget").

Così verso sera, con pantaloni lunghi - quelli li ho portati - e la maglia che ho pescato dalla sua valigia decidiamo di affrontare l'acquazzone e uscire in strada. Tempo 5 minuti e siamo fradici, così ci rifugiamo in un centro commerciale dove ho la mia prima folgorazione, la LAVATRICE.
Sono seria, io una lavatrice così non l'ho mai vista. Sembra una roba uscita da un film di fantascienza, con i led blu nell'oblò, le ottomila funzioni e il comando da remoto via smartphone.
(Dato che i commessi mi guardavano a metà tra il divertito e lo spaventato mi sono un po' vergognata e non ho avuto il coraggio di fotografarla, ma l'ho ritrovata qui)

E poi i televisori, parliamone. Qualcuno è grande come casa mia, e non posso spiegare a parole la definizione di immagine.

Siamo nel reparto elettrodomestici e mi sembra di stare in Odissea nello spazio. Che roba.

Anche il reparto abbigliamento non è male eh, sono pur sempre una donna anch'io (anche se al momento sono vestita da uomo) e devo ammettere che su un paio di scarpe ci ho lasciato gli occhi.

D'altra parte siamo in un centro commerciale che si sviluppa in ben tre palazzi, collegati tra loro da passaggi di vetro e scale mobili. Il paese delle meraviglie dello shopping, che però dopo un po' mi rimbambisce, per cui usciamo.

Seoul sotto la pioggia vista dallo Shopping Center
Seoul Shopping Center

La mia faccia rossa non è dovuta al sole (che oggi non si è visto), ma all'imbarazzo in attesa che Lore scattasse questa foto che ha voluto fare contro la mia volontà.
Seoul Shopping Center


Sembra che ha smesso di piovere, infatti i banchetti all'aperto hanno ricominciato a sfornare patate arrotolate, würstel e altri snack caldi come se non fosse successo niente. E' buio e le luci si riflettono sui marciapiedi bagnati con un'effetto davvero scenografico.

Lasciamo le vie di Myeong-dong e camminiamo per le vie di una Seoul stranamente deserta, ma in fin dei conti è domenica sera, è normale che ci sia poca gente in giro. Anche i ristoranti stasera chiudono presto, e questo ci allarma un po' dato che non abbiamo ancora cenato.

Appena smette di piovere si chiudono gli ombrelli e la gente invade le strade.
Myeong-dong


Una tranquilla domenica sera a Seoul
Seoul by night


Dopo il delirio del week-end appena passato anche a Jongno c'è una tranquillità che sembra irreale. In Avenue of Youth troviamo un locale al primo piano di un palazzo che ci ispira. Siamo gli ultimi clienti della serata, dato che chiudono alle 22. Per un pelo!

Ordiniamo due belle birre alla spina e due enormi piatti di carne con contorno. Certe volte sembriamo davvero due pozzi senza fondo, ma c'è da dire che oggi a parte uno spuntino non abbiamo pranzato.
Non serve neanche che lo dica: è tutto ottimo.

Bistecca, costine e pollo, giusto per non farci mancare niente.
Benningan's Seoul

Questa è l'ultima sera a Seoul, domani saremo in viaggio per il sud della Corea. Pur essendo molto felice ed emozionata di partire sono un po' dispiaciuta di lasciare la città. Questo ostello, nonostante la prima impressione non del tutto positiva mi è diventato familiare, ma penso già a domani: ho grandi aspettative per la casa dei fricchettoni in cui andremo.

Anche se fa un po' freddo restiamo in terrazza a chiacchierare guardando il cielo. E' ancora nuvoloso, niente stelle, e persino la Seoul Tower è nascosta dalle nuvole.

Le previsioni per i prossimi giorni sono catastrofiche, ma io confido nel fatto che il meteo non ci prende mai.
(L'ottimismo è il sale della vita...)


- continua -





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Info pratiche:

Suwon Hwaseong Fortress
Orario: estate 9-18 inverno 9-17
Ingresso: 1,000 won
Seoul Metro Line 1 - Suwon Station
Fuori dalla stazione, sulla sinistra, passa l'autobus per Paldalmun (ingresso sud)

C'è anche il Tourist Bus: www.suwoncitytour.kr
Oppure il trenino turistico (a forma di drago) che ferma lungo il perimetro delle mura per chi non ha voglia di scarpinare: 30 minuti solo andata, 1 ora andata/ritorno dalle 10 alle 17.50

Link utili:
http://whc.unesco.org/en/list/817
http://english.swcf.or.kr/



Bennigan's
15, Jong-ro 12-gil, Jongno-gu, Seoul
Due piatti di carne con contorno, birre alla spina - tot. 43,000 won
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domenica 7 settembre 2014

Seoul: palazzo reale, villaggio tradizionale e sorprese.

Diario di viaggio in Corea
9 agosto 2014



Seoul è una città che sorprende. Dopo pochi giorni mi sto già abituando alle strade, ai semafori, agli ingressi delle metropolitane, e continuo a camminare col naso per aria guardando i palazzi, gli scorci che intravedo nelle vie, e il cielo. 

Persino la lingua inizia ad essermi familiare, pur non capendo una parola. Il coreano è una lingua melodica, che viene parlata accompagnandola dal movimento del viso. La gestualità è tipicamente orientale, nel modo che hanno di porgere gli oggetti, di invitare qualcuno a sedere, o nel rifiutare qualcosa agitando la mano vicino alla guancia.

Mi piace camminare per Seoul e stupirmi dei contrasti. L'architettura moderna dei grattacieli convive con i palazzi più vecchi e con le poche case tradizionali che ancora resistono, e a me questo mix piace davvero un sacco.

Architettura metropolitana


Stamattina percorriamo tutto il canale Cheonggyecheon. Questa parte di Seoul mi piace tantissimo sia di giorno che di sera, ed essendo molto vicina al nostro ostello mi ci sono affezionata perché ci passiamo spesso. Oggi però arriviamo a Cheonggye Plaza dove non siamo ancora stati.
Qui si trova la cascata e le fontane che di sera si illuminano, e c'è anche una conchiglia gigante che non so dire se mi piace o no. Di certo è particolare e ha dei bei colori, ma tradisce un po' l'animo kitsch che sotto sotto hanno i coreani (e mica solo loro, eh!).

Cheonggye Plaza (ed io)

Le luci del mattino sui palazzi di Seoul

Da Cheonggye Plaza parte un vialone enorme (Sejong-daero) che porta al Gyeongbokgung Palace. Prima di arrivare al palazzo reale c'è Gwanghwamun Square, dove si trova la statua di Seojong il Grande, uno dei più grandi re della storia della Corea. E' noto per il suo modo di governare onesto e generoso: oltre ad aver apportato alcune modifiche al sistema legale per assicurare processi equi e pene giuste, è stato lui a inventare l'alfabeto coreano (Hangul).

Re Seojong

Dato che arriviamo troppo presto al palazzo reale (apre alle 9) rimandiamo la visita a più tardi e proseguiamo la nostra camminata verso la zona tradizionale di Seoul. Facciamo una pausa nella piazza di Insadong, dove c'è un enorme pennello che disegna un cerchio sul pavimento. Grazie ad un gioco d'acqua delle fontane poste in altri punti della piazza questa pennellata è molto realistica.

Ci fermiamo da Paris Baguette a fare uno spuntino. Questa panetteria è praticamente ovunque a Seoul, non è particolarmente economica però è buona e ogni tanto si può anche cedere allo sfizio.

Il pennello gigante a Buk Insa Madang Plaza

Panino, caffè e dolcetto da Paris Baguette

A poca distanza da Insadong si trova Bukchon Hanok Village, un quartiere abbarbicato su una collina che conserva oltre 900 abitazioni tradizionali coreane. Essendo un luogo abitato bisogna rispettare la quiete dei residenti, e proprio per questo nonostante ci siano diversi turisti è un posto davvero tranquillo, genuino e bellissimo.

I cartelli invitano a rispettare la quiete del quartiere.

Un via interna.

Stradine in salita, edifici stupendi e grovigli di cavi sui pali.

Le strade sono strette (infatti quando si incrociano due macchine sono sempre a rischio incastro) e in salita, il che regala scorci meravigliosi sulla città e panorami pazzeschi. Le abitazioni sono bellissime, alcune hanno il classico vialetto di ingresso con un piccolo giardino, altre sono nascoste da mura che circondano il perimetro. Ci sono diverse guesthouse e qualche ostello in cui sarebbe bello trascorrere un paio di notti anche se questa zona è un po' isolata e ci sono pochi posti dove cenare o trascorrere la serata.

Le case sono costruite con un mix di legno e mattoni. Le trovo davvero eleganti.

Più si sale e più il panorama è bello. 
Mi piace in particolare vedere i tetti dall'alto e le montagne.

Torniamo indietro e arriviamo al Gyeongbokgung Palace giusto in tempo per il cambio della guardia. Ci sono parecchi turisti ma riusciamo lo stesso a guadagnare un posticino in prima fila per vedere meglio lo spettacolo.
Entriamo poco prima che la cerimonia termini, così non troviamo troppa gente alle casse.

Gyeongbokgung Palace, cambio della guardia.


Appena entrati ci si trova nell'immenso piazzale, che per la forma e l'imponenza mi ricorda una versione un po' più piccola della Città Proibita di Pechino (410.000 m² contro 720.000 m², comunque una dimensione considerevole).

Gyeongbokgung Palace ha una lunga storia.
Costruito nel 1395 e costantemente ampliato, è sempre stato il cuore della città fino all'invasione giapponese del 1592. Rimase abbandonato per 276 anni, fino alla grandiosa ricostruzione del 1867, con circa 500 edifici in una disposizione a labirinto.
Simbolo di sovranità nazionale, venne di nuovo distrutto durante l'occupazione giapponese che ne ha preso proprietà nel 1911. Ho letto che nel 1915 col pretesto di tenere un mostra sono stati abbattuti il 90% degli edifici, e oltre al danno la beffa: i giapponesi hanno costruito la loro sede generale di Governo Giapponese proprio di fronte al palazzo ormai completamente demolito. (Questo particolare è riportato sulla guida che acquisto insieme i biglietti, e sottolinea il fatto che ce l'hanno ancora a morte).
Il restauro per riportare all'antico splendore il Gyeongbokgung Palace è iniziato nel 1990 e dura tutt'ora.

Per la prima volta da quando siamo a Seoul ci troviamo in mezzo a parecchi turisti, ed è difficile scattare fotografie decenti senza incappare in un naso o un mano che spunta davanti l'obbiettivo. Mi affido a Lore che fa sempre belle foto (anche se oggi deve destreggiarsi tra le numerose richieste di selfie insieme ai turisti cinesi).

Dopo il palazzo principale la struttura si sviluppa in aree divise da mura, e ci sono diversi altri palazzi più piccoli, divisi in settori che si diramano alle spalle del piazzale. Si arriva poi in un grande parco, dove c'è un piccolo laghetto ricoperto di fiori di loto.

Geunjeongjeon
(che significa "tutti gli affari verranno gestiti bene se Vostra Maestà darà prova di diligenza")
E' l'edificio principale: qui venivano svolti gli affari di stato più importanti.

Particolare delle porte di legno di un edificio.

Le giare per la conservazione (e fermentazione) del kimchi.

Hyangwonjeong
E' il padiglione posto su un'isola artificiale al centro di uno stagno. 
In questo giardino privato alloggiavano le concubine.


Con lo stesso biglietto del palazzo reale accediamo al National Folk Museum di Seoul, che promuove la conoscenza della cultura tradizionale coreana.
Attraverso le sale del museo si passa dalla storia dell Corea alle usanze domestiche, dai vestiti tradizionali alle antiche abitazioni. C'è anche una parte all'aperto con la riproduzione di un villaggio tradizionale, con tanto di scuola, negozi e autobus d'epoca.
C'è anche un museo dedicato ai bambini a cui diamo un'occhiata veloce, attratti soprattutto dal tema dell'esibizione temporanea (dedicata alla pupù, con tanto di personaggi, storie e album da colorare dedicati). Ci dedicherò un post intero, promesso.

Nella foto: sulla destra, con la pagoda, c'è il National Folk Museum di Seoul,
costruito a imitazione del Tempio Bulguksa di Gyeongju.

Uscendo dal museo notiamo che dall'altra parte del corso ci sono degli enormi palloni bianchi da cui sale acqua vaporizzata. Non sappiamo bene cos'è, ma oggi fa davvero caldo e quella nuvola di vapore ai nostri occhi è come un'oasi nel deserto, perciò andiamo.

Svelato il mistero: è un'istallazione del Museo Nazionale di Arte Moderna e Contemporanea che serve proprio a dare sollievo ai visitatori durante l'estate. Ci sono percorsi sia all'ombra che al sole, panchine e lettini, tra questi "funghi" bianchi che sprigionano acqua fresca vaporizzata.
E siccome in questa parte all'aperto l'ingresso è gratuito, ci godiamo il fresco. Pazzesco.

Hyundai Card Culture Project: Programma Giovani Architetti

Sfidiamo il sole cocente e torniamo a Insadong per il pranzo. Quando ho fame (ma fame davvero) divento insofferente e contemporaneamente nessun posto sembra ispirarmi. Storco il naso davanti a un paio di vetrine che non mi ispirano per niente e poi, quando ormai ho perso la speranza, capitiamo in un viuzza proprio davanti ad un ristorantino che ci chiama.

Ci avviciniamo al menù (quello che adoro della Corea è che ci sono sempre i menu fuori dai locali, così puoi decidere con calma se c'è qualcosa che ti piace prima di entrare) e scopriamo che fanno piatti italiani. In genere preferiamo la cucina locale ma ho talmente tanta fame che un piatto di pasta è proprio quel che ci vuole.

Le cose sono due: o abbiamo davvero un ottimo istinto, o siamo estremamente fortunati.
Entrambi i primi che ordiniamo sono buonissimi.

Spaghetti alla carbonara (variante con broccoli) e spaghetti allo scoglio.

Con la pancia piena ci incamminiamo verso l'ostello e passiamo dalla via pedonale di Insadong (Insadong-gil) che a quest'ora è già piena di gente. Ci sono tantissimi negozi di souvenir e di oggetti tipici, ma i miei preferiti sono quelli di pennelli e di articoli da disegno.
Anche qui ci sono gli immancabili negozi di Jipang (il gelato dalla forma strana di cui ho parlato nel post precedente) e diversi carretti dove vengono cotti spiedini e hot-dog.

Pennelli di tutte le forme e dimensioni.

Jipang

Un bel riposo in ostello è d'obbligo, dato che siamo in giro da quasi nove ore senza sosta.
Le mie gambe chiedono pietà.

Più avanti mi piacerebbe parlare dei programmi televisivi coreani, dato che mi sto facendo una discreta cultura in proposito. Oggi ad esempio ho trovato un canale dove si alternano gruppi e cantanti accompagnati da coreografie che mi lasciano abbastanza perplessa.



Stasera percorriamo il Cheonggyecheon ma in direzione opposta, cioè verso Dongdaemun Plaza. L'idea è di andare a mangiare nelle bancarelle del Gwangjang Market, di cui ho letto dappertutto che è un posto imperdibile. Purtroppo l'impressione che abbiamo è un po' diversa rispetto a quello che ci aspettavamo e c'è già parecchia gente seduta a mangiare intorno ai banchi. (Qui in Corea non ho ancora capito a che ora si mangia, se è pranzo, cena o merenda, so solo che la gente mangia a tutte le ore.)
Questi posti mi intimidiscono un po', ho bisogno di prendere un po' di confidenza prima di tentare un approccio e sedermi a un banco, e stasera preferisco cenare da un'altra parte.

Gwangjang Market

Nel frattempo veniamo attirati da ciò che succede sul canale, dato che è in corso una sfilata.
Nonostante il lungo intervallo tra un'esibizione e l'altra assistiamo volentieri allo spettacolo fino al concerto di tre violoncelliste pop (minigonne da paura, coreografie e pose plastiche: mi sono divertita come un matta).

Passerella sul canale e pubblico che inizia a gremire gli spalti.


Si sta facendo tardi e ancora non abbiamo cenato, oggi sembra proprio che non riusciamo a trovare il posto giusto (il che è abbastanza ridicolo dato che ci sono più ristoranti che persone). A nostra difesa va però detto che molti posti chiudono presto, e infatti c'è un posticino che vorremmo tanto provare ma tiene aperto solo fino alle 19.

Alla fine decidiamo di provare un ristorante di sushi a Myeong-dong e a questo punto ho capito che non si tratta né di buon occhio né di fortuna: a Seoul si mangia bene dappertutto e basta.

Ordiniamo l'anguilla (unagi don) e un chirashizushi (sashimi di salmone e tonno con riso e verdure) che ci vengono serviti con una zuppa di miso e un'insalata mista da una premurosa proprietaria che ci coccola come figli (soprattutto Lore, a cui lancia sorrisoni e occhiatine, la vecchia marpiona!).

Che dire, una delizia. Penso proprio che quando tornerò in Italia avrò bisogno di mettermi  dieta ma non è questo il momento di pensarci.

Unagi-don e chirashizushi

Oggi è sabato e in giro ci sono un sacco di persone, i locali sono pieni e sul canale ci sono diversi artisti che si esibiscono. Vediamo che c'è addirittura un concerto che però sta per finire. Presi dalla curiosità ci avviciniamo e vediamo che ci sono le bancarelle del merchandising e... sorpresa sorpresa, indovinate un po' cosa vendono? Magliette e gadget del... Papa! Altroché Papa-Boys, qui siamo praticamente in mezzo a un grande raduno di fan scatenati di Pope Fransisk, che a giorni sarà proprio qui a Seoul.

La folla è in delirio e non sta nella pelle, le magliette vanno a ruba ma riusciamo lo stesso a trovarne una taglia M con la caricatura del faccione del Papa (potevamo mica lasciarla lì?). Prendo anche una stola in seta da portare a mia mamma, una vera chicca a un costo modesto.

Più che un Papa, una rock-star

Artisti di strada e giochi di luce sul Cheonggyecheon.



Stasera facciamo un po' tardi, ma è stata una giornata così bella che vorrei non finisse mai.
L'ho già detto che Seoul mi piace da morire?


- continua -



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Info pratiche: 

Gyeongbokgung Palace
Chiuso martedì - 9-18
Ingresso 3,000 won 

National Museum of Modern and Contemporary Art - MMCA Seoul
Ingresso 4,000 won

쟈콥 Jacob Seoul
Ristorante italiano
200, Seojong-no, Jongno-gu, Seoul
(antipastino offerto dalla casa, due primi e due birre 23,000 won)

Kokoro Oden 고 꼬로
Ristorante giapponese
(unagi-don con zuppa di miso e chirashizushi con insalata mista, due birre medie, 27,000 won) 
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