sabato 20 dicembre 2014

Curiosità coreane #4 L'arte delle piccole cose

Penso che per vedere cose belle non si debba per forza andare in un museo. Certe volte basta avere la pazienza di guardarsi intorno e cercare. Guardare con l'occhio giusto.


  • Tanti piccoli modi di fare arte.

Comincio con due piccole mostre - nel senso che i lavori esposti misurano circa 8x8 cm - che ho trovato all'interno del municipio di Seoul. 
Nelle foto a sinistra i piccoli dipinti raffigurano gli antichi ingressi delle abitazioni tradizionali. Niente di particolare, se non fosse per la minuziosa cura dei dettagli e l'uso del colore. 
Nelle foto a destra i disegni sono fatti con gli smartphone e i tablet, e fanno parte di un progetto per ampliare il concetto di fare arte utilizzando la tecnologia. 

piccola arte



  • Arte per la strada

A camminare per Seoul certe volte si ha la sensazione di stare dentro ad una gigantesca illustrazione.
Locandine fumettose alle fermate degli autobus, istruzioni a fumetti (nella foto viene spiegato come si fa il moju), figure coreane in abiti tradizionali. A Bukchon Hanok Village lungo tutto il percorso le due mascotte accompagnano i turisti invitandoli a rispettare la quiete degli abitanti e la pulizia del quartiere.
E poi mi sono trovata vicino ad un ristorante e dietro una ventola dell'aria condizionata e un sacco di scatole vecchie di latta sono incappata in una strana Gioconda coreana.

Corea


  • L'arte sulle vetrine

Posto che ho adorato praticamente tutte le insegne dei negozi, le vetrine meritano davvero un capitolo a parte. Non so voi, ma per me le vetrine dipinte evocano ricordi di pomeriggi al freddo per racimolare qualche soldo disegnando un Babbo Natale, una slitta, un messaggio di auguri. Roba che nessuno (o quasi) fa più. Per quanto ce la mettessi tutta, tra le mani ghiacciate e la voglia di fare presto, non è che mi uscissero delle opere d'arte.
Forse è per questo che davanti a certe meraviglie sono rimasta a bocca aperta.

Partiamo dalla prima foto, che mi lascia abbastanza senza parole. In questo ristorante è come entrare in un - bellissimo - fumetto, mi viene fame solo a guardare quei piatti. Urlerei quasi al capolavoro.

Subito sotto ci sono una serie di personaggi che con pochi tratti e uno stile tra il buffo e l'ambiguo descrivono il prodotto venduto all'interno del negozio:
- dolcetti al cioccolato (il gatto angioletto ingozza di dolcetti la bignola al cioccolato che poi sviene, così il gatto le dorme in testa, il che fa tanto cannibale ma chi ha interpretazioni più sensate mi faccia sapere)
- carne alla griglia (nell'insegna la maialina ammiccante e un po' osé invita ad assaggiarle le cosce)
- sandwich (il toast farcito più carino della storia invita a provare i suoi ingredienti naturali)
- prodotti energetici (il ginseng coreano forzuto e tonico ti incita a prenderti cura del tuo corpo)
- cibo piccante (il peperoncino svenuto ai piedi del tempio della piccantezza ti avverte che qui si gioca pesante)

Chiudo la carrellata con la vetrina di una libreria ispirata ad Alice nel Paese delle Meraviglie che vince il primo premio per bellezza e originalità.
Negozi coreaniNegozi coreani


  • Non so se è arte ma mi piace

Concludo con alcune cose che non saprei se definire arte, stupidate, o robe geniali. Quelle cose che si vive anche senza, ma che sembra che se ne stiano nascoste apposta per essere scoperte dall'occhio attento.

Per esempio butti un occhio all'interno di un portone e trovi un robot di cartone che ti saluta con gli occhi illuminati (geniale trovata di un locale al primo piano). Oppure giri tra gli scaffali di un supermercato e ti trovi davanti a due personaggi buffi.
L'insegna è di un meraviglioso ristorante BBQ gay di cui vi segnalo la pagina facebook, mentre nella foto in basso il kimchi racconta la sua storia al turista semmai ancora non la conoscesse.

Per finire un oggetto che è uno spettacolo: i personaggi dei film o dei cartoni da costruire. Piccolo particolare, sono di carta!
Negozi coreani

mercoledì 17 dicembre 2014

Curiosità coreane #3 Macchinine & co

Devo essere sincera, in fatto di macchine la Corea mi ha un po' delusa. Rispetto al Giappone, dove si prediligono le dimensioni ridotte e si vedono in giro macchinine e furgoncini che sembrano usciti da un disegno di Miyazaki, i sudcoreani hanno ceduto al fascino dei macchinoni e degli orribili SUV.

Qualcosa però si salva, soprattutto per il concetto di estetica tipicamente asiatico che non può non fare simpatia.


  • L'auto coreana che spopola in patria.

Se chiedete a un bambino di disegnare una macchina è probabile che gli verrà fuori una cosa tipo la Kia RAY. E questo per me non è per niente un male. Un musetto adorabile e una forma essenziale, da cartone animato. Non per niente è stata scelta come Papamobil durante la permanenza del Papa in Corea quest'estate (la sua era una Kia Soul). Ce ne sono tantissime in giro, e a vederle tutte insieme fanno simpatia persino in mezzo al traffico di Seoul.

Per renderla ancora più simpatica ci sono i kit per personalizzarla, ma la mia preferita è quella rosso carminio. 

kia ray

  • Le vetture "ovettose"

Come potete vedere in foto, alcuni autobus sono "conciati" da personaggi simpatici. Spesso sono gli scuolabus, oppure autobus di linea rivestiti da messaggi pubblicitari che hanno le onnipresenti mascotte.

E poi dovete sapere che oltre alla fissa di fotografare i cinema di tutto il mondo ne ho anche un'altra: le stazioni dei vigili del fuoco. Il furgoncino nella foto a destra è molto fumettoso.

Infine (foto in basso) il furgoncino più bello del mondo, molto più di un ovetto. Quasi un ferro da stiro. Bellissimo.

Vetture coreane


  • I gadget dell'automobilista e non solo

Se gli adesivi sui furgoncini vi sembrano poco, cosa ne dite del passeggero in motorino? No, un momento. L'ho osservato bene e penso proprio che invece sia un copri-sellino, povero orsetto!
Beh, almeno in Corea non usano gli orribili guanti da forno sulle manopole per non abbronzarsi le mani come in Cina.

Vetture coreane


  • L'intenditore

Chiudo anche questa puntata con una piccola chicca.
Da amante della MotoGP e tifosa di Valentino non poteva non saltarmi all'occhio il 46 giallo, con tanto di autografo!

(Non sono riuscita a scoprire di chi fosse, il proprietario non era nei paraggi.)

Yamaha di Valentino in Corea

mercoledì 10 dicembre 2014

Curiosità coreane #2 Negozi (fighissimi) a tema

Del mio shopping coreano ho già parlato qua.

Gli imperdibili in Corea sono DAISO e ARTBOX (se cliccate sui link entrate nel magico mondo dello shopping on line coreano che visto il periodo natalizio cade a fagiolo) in cui ho comprato quasi tutti i souvenir.

Ma come sono i negozi coreani? E quali sono i più strani/belli/originali?

  • Barbie

Personaggio conosciuto e amato (a volte odiato) in tutto il mondo. Io, personalmente, la amo da sempre e la preferisco ai vari Hello Kitty di cui inizio a non poterne più.

A Seoul Barbie non è solo un negozio monomarca, ma viene utilizzata come modella in un sacco di vetrine.
Al posto di avere manichini a grandezza naturale, una Barbie con un abito della collezione. Non è geniale?
Come potete vedere nella foto, vanno forte anche nelle vetrine che espongono calzature, ma il top è sicuramente il salone per capelli di Barbie dove ci si può acconciare e truccare come lei.


Barbie
Barbie
Barbie Hair&Store - Seoul Bangbae Station exit 4


Restando in tema, mi è venuto in mente che per la collezione "Barbie del mondo", la Mattel ha proposto ben due versioni di Barbie coreane. E pare che il suo corrispettivo in carne ed ossa in Corea sia l'attrice Han Chae-young: per il suo fisico e la sua bellezza è considerata la Barbie coreana.
Decisamente diversa dall'idea di Barbie che abbiamo in Occidente, ma davvero bellissima.

Barbie coreanaHan Chae-young



  • Charlie Brown Café
Ce n'è uno sia a Seoul che a Busan, ma quello della foto è nell'aeroporto di Incheon.
Mentre correvo al gate sicura di essere in ritardo mi sono bloccata davanti all'insegna. E avevo giusto giusto qualche banconota coreana da far fuori per un ultimo souvenir da prendere al volo.
L'interno è pieno di vignette appese, gadget in vendita, e personaggi dei Peanuts.

Io li adoro (ho usato una striscia anche in questo post e giusto per restare in argomento saranno presenti pure nelle mie bomboniere).

Non ho avuto il tempo di assaggiare neanche un caffè, ma le foto dei dessert prese dal sito sono appetitose e mi ispirano abbastanza.

Charlie Brown Café

Charlie Brown Café

Charlie Brown Café


  • The Gundam Base
Questo è il paradiso dei collezionisti. Io, che non ne ho mai avuto nemmeno uno, sono rimasta a bocca aperta.
Immaginatevi uno scantinato, buio, enorme. Con file e file di scaffali ordinati, con tante scatole di ogni misura, prezzo e difficoltà di montaggio. Gundam dappertutto, ma mica solo lui. Modellini già montati, oppure da montare. I pezzi più preziosi esposti nelle teche di vetro, quelli più popolari nelle ceste delle occasioni.
Uno store decisamente imboscato, a Seoul per esempio si trova al fondo di un labirinto di negozi sotterranei (IPark Mall, stazione Yongsan) mentre a Busan è nel secondo seminterrato di un palazzo nei pressi della stazione Seomyeon.

Non so se le foto rendono l'idea.
Solo a me vengono gli occhi a cuoricino??


The Gundam Base

The Gundam Base

The Gundam Base



  • Apple Café
Chiudo con una piccola chicca.

Un caffè nascosto nelle vie di Jeonju dedicata alla Apple, ma se pensate ai mega store dove la gente fa la fila per aggiudicarsi  l'ultimo IPhone siete fuori strada.
Qui ci sono tutti gli esemplari degli anni passati, esposti e messi a disposizione come in un museo della memoria, con una cura e un rispetto che mi hanno quasi commossa.

L'unico neo è che il tizio dietro al bancone del bar non è molto loquace... (foto a dx).

Apple Café



mercoledì 3 dicembre 2014

Curiosità coreane #1 Quella storia in sospeso sulla poo poo

Forse avrete sentito parlare dei famosi bagni giapponesi, quelli che hanno tremila bottoni a cui corrispondono altrettante funzioni (molte delle quali assolutamente incomprensibili). 
Bene, anche la Corea in fatto di bagni non scherza. Bagni pubblici, per la precisione.

Che siate in un ristorante o un autogrill sperduto, la pulizia è la prima cosa che noterete. 
Poi, a seconda del luogo, potrete scoprire che la luce si accenderà solo dopo aver messo la sicura alla porta per evitare sprechi energetici. Oppure che per mettervi a vostro agio partirà una musica di sottofondo.

Una volta stabilito che il sedile è più pulito di una maglia messa tutta la notte in candeggina potete fidarvi: sedetevi, che inizia il divertimento.
Le funzioni possono variare da modello a modello, ma grossomodo di base sono sempre le stesse:
- riscaldamento sedile
- musichette copri-rumori imbarazzati o finto sciacquone
- funzione bidet uomo o donna, a temperatura regolabile, più scelta di direzione del getto d'acqua (la prima volta può spaventare, dato che spunta fuori un pìrulo che spara acqua con una potenza inaudita).

Mica finisce qui. Quando avrete lasciato a malincuore questo prodigio della tecnologia e andrete a lavarvi le mani (mi auguro) troverete un altro gioiellino che vi aspetta. Ora già lo so che qualcuno penserà "ci sono anche da noi quei cosi che asciugano le mani". NO. Non hanno niente a che vedere con quei scatolozzi che alitano aria tiepida e si spengono dopo 2 minuti e finisce che vai in cerca di un pezzo di carta igienica - che non c'è - per poi doverti asciugare sui jeans con un senso di sconfitta.
La potenza del getto permette una perfetta asciugatura in 5 secondi netti (di più secondo me ti si sciolgono le mani), che in Corea sono in tanti, la gente ha fretta, e mica si può perdere tempo dietro a 'ste cose. 

Nella foto: turbo asciugamani (bagni pubblici Sungnyemun gate Seoul) - diversi dispositivi aggiuntivi con tanti tasti per ogni funzione (il più bello è quello della Samsung nei bagni del Samsung d'light) - la variante igienica con plastichina nuova che scorre in automatico sull'asse appena vi avvicinate (aeroporto Incheon).
korean toilet

Con questa attenzione ai bisogni delle persone mi sembra normale trovare a Seoul la mostra per bambini dedicata alla cacca. Un'area di museo dedicato all'argomento, per spiegare ai bambini tutti i segreti di un'intestino sano. Al grido di "Esploriamo il mondo della pupù" i bambini scoprono tutti i segreti e i misteri, e magari anche i trucchi per una pupù sana.

A parte gli scherzi (e le risatine da deficiente che mi sono venute mentre documentavo l'evento), io la trovo una cosa fantastica. Veri e propri laboratori per imparare, con tavole da colorare e esperienze interattive. Come viene prodotta? Come mai può essere di diversi colori? Dove va a finire una volta che tiriamo l'acqua? Può essere riciclata?

Per una comunicazione efficace non possono mancare le mascotte: ci sono le varianti di Poo, come potete vedere in foto. C'è quello giovane e molliccio e quello vecchio e un po' secco. Tra tutti, il mio personaggio preferito è senza dubbio la mosca verde della cacca.

Ho provato a entrare alla proiezione ma gli over 10 non erano ammessi. Sono però riuscita ad avere un album da colorare, tra le risate dei bambini che si stavano domandando cosa ci facesse una vecchia babbiona nel loro museo.

The Scoop on Poop

E se ancora non vi sembra abbastanza, devo dirvi per dovere di cronaca che poco lontano da Seoul c'è il Museo del WC. Ho scoperto che il sindaco di Suwon si è sempre battuto per la diffusione dei servizi pubblici in tutto il mondo, insieme alle norme igieniche e alla lotta contro le epidemie. I suoi cittadini l'hanno affettuosamente soprannominato Mr. Toilet.
Ebbene, Mr Toilet ha abbattuto casa sua e ne ha costruita una a forma di gabinetto su due piani, che ospita il museo. L'ingresso è gratuito.

Museo del WC Suwon

Museo del WC Suwon
Foto prese dal sito del museo del WC di Suwon: www.haewoojae.com


Avrei voluto far uscire questo articolo il giorno del World Toilet Day (il link porta al blog dell'Alligatore, che è sempre aggiornatissimo), perché è un argomento su cui va bene scherzare, ma senza perderne di vista l'importanza.


mercoledì 26 novembre 2014

Quei giorni un po' così


Ci sono dei giorni in cui mi sveglio con la rugna.

Quei giorni in cui mi sembra tutto nero, grigio, e ogni sfumatura più tetra. Non c'è un motivo in particolare, sono tante piccole cose che messe insieme mi fanno vedere rosso come i tori. Anche quelle cose che normalmente mi fanno piacere diventano insopportabili. Mi diventa antipatico persino il gatto, e ho detto tutto.

Che sarà mai? Il solito. Lavoro da un sacco di anni dando l'anima e non ho mai uno straccio di riconoscimento. Una soddisfazione. Adesso persino lo stipendio sta diventando un optional. Che se ti lamenti sei pure una rompiballe.

Sono arrivata al punto di sognare il giorno in cui manderò tutti al diavolo e me ne andrò a fare la barbona su un'isola deserta, senza dover rendere conto a nessuno, senza obblighi famigliari, senza lavoro! Certo, durerò solo un paio d'anni e poi addio vita crudele, ma sai che liberazione?

Allora mi concentro sulle cose belle. Cerco di ridere il più possibile, anche senza motivo. Tipo che Lore mi dice "Amò è pronto il caffè" e io mi scompiscio dalle risate. Spesso funziona.



Forse se vi racconto qualcosa di bello mi ricordo che devo pensare positivo e mi passa il malumore.
Ci provo.



  • Poi dici virtuale*

Qualche settimana fa avevo appuntamento con una blogger a cui sono molto affezionata. Si potrebbe dire un blog-incontro, se non fosse che la considero un'amica a tutti gli effetti (soprattutto da quando ci siamo scambiati i contatti fb, dove non siamo più dei nickname ma abbiamo un nome e un cognome).

Non so voi, non so lei, ma io avevo un'ansia pazzesca. Non avevo dubbi su di lei, ma su di me.
In queste situazioni non penso mai che la persona che sto per conoscere dal vivo possa essere diversa da come la immagino. Temo invece il contrario, che gli altri abbiano un'idea di me totalmente diversa dalla realtà e ho sempre paura di non essere all'altezza della situazione.

Sono corsa all'appuntamento e mi sono fatta via Garibaldi su e giù tre volte, convinta che le avrei trovate subito (non era sola). Invece mi sono dovuta arrendere, e quando finalmente mi sono decisa a stare ferma in un punto mi è arrivata la sua telefonata. Una voce calda, simpatica, con uno squisito accento romano. Ancor più della sua faccia (che conoscevo già) è stata la sua voce la scoperta più bella.

E quando finalmente ci siamo trovate devo ammettere che le mie paure sono sparite all'istante, perché mi sono trovata con delle persone alla mano, divertenti, intelligenti. Una cosa piccola che mi ha dato una gioia immensa. E mi sono dimenticata delle mie paranoie e sono stata semplicemente me stessa.

(*Dal titolo di alcuni suoi post. Lei è EroLucy, abita a Miami e spero di fare presto un viaggetto dalle sue parti! Il suo blog è: erolucy.com)


  • La saggezza del GattoSandro

Dopo aver speso una fortuna in scatolette e aver diligentemente raccolto tutti i diciannovemiliardi di punti (anche quelli delle buste che vanno tagliati e sono posizionati dove si raccoglie bene il sughetto, e fa un po' schifo) sono riuscita a riempire il coupon per la cuccia nuova di Sandro.
Che quando è arrivata - bellissima - manco l'ha degnata di uno sguardo. E si è messo a dormire nella sua cara vecchia igloo piena di peli e di polvere.

Forse voleva dirmi che tutto ciò che desidera ce l'ha già. E se ci penso bene, è lo stesso per me.



  • Mai dire mai

Dubbiosa se dirlo o no, alla fine il blog è mio e ci scrivo un po' quel che mi pare.

Dopo anni di "stiamo bene così", "non dobbiamo dimostrare niente a nessuno", "niente regole", abbiamo cambiato idea. D'altra parte mio padre mi ha sempre detto che io sono una Bastian Contrario.
E niente, sono 15 anni che sto con Lore. Viviamo insieme da 14 anni. Praticamente abbiamo superato due volte quella che tutti chiamano la spaventosissima crisi del settimo anno (non pervenuta).
In questi 15 anni (che, ci crediate o no, sono volati) ne abbiamo passate tante. C'è chi dopo tutto sto tempo è stufo, chi si è già lasciato, chi tira avanti.
Noi ci sposiamo.

Ecco, l'ho detto. Seguiranno dettagli non richiesti, patemi d'animo di cui vi renderò partecipi anche se non ve ne importa niente e - naturalmente - un bel viaggetto.


Per oggi direi che la rugna è passata.



lunedì 17 novembre 2014

Di shopping, souvenir e ricordini vari dalla Corea.

Dopo aver scritto il diario di bordo è giunto il momento di passare ad argomenti più frivoli (e divertenti) che riguardano il mio viaggio in Corea.
Oggi l'argomento è lo shopping, ovvero il prodotto di quei momenti in cui mi prende il raptus da acquisto.
Sono un'accumulatrice cronica (ho scatoloni pieni di cartine, biglietti e depliant di TUTTI i viaggi passati) ma devo sottolineare che gran parte del bottino raccolto e raccontato in questo post è stato regalato a parenti e amici.

Bando alle ciance, via con le foto.



  • Iniziamo subito con la categoria GARDEN.

Negozi in cui avrei comprato di tutto (come sapete ho la passione per il giardinaggio), specialmente per il prezzo. Alzavasi con rotelle a un euro, decorazioni per vasi a niente. Questo è il mio bottino:

Mini vasetti con semini (quadrifoglio e fragolina). Non so ancora se sono spuntati, mi devo informare.
Semini in vaso

Buste di semi vari: germogli di erba medica, catnip, daikon, e shiso.
Lo shiso è già cresciuto. Il catnip ci ha messo un po' ma alla fine è spuntato (sapete cos'è? E' l'erba che fa sballare i gatti. Sandro però non ha mostrato molto interesse). Gli altri due non sono ancora stati piantati.
semi da piantare



  • Categoria CUCINA

Set di coltelli e posate coreane. Mangiare con le bacchette di metallo è abbastanza difficile, anche se i coreani si aiutano col cucchiaio.

Il prezioso contenuto della valigia smarrita all'aeroporto di Istanbul (adesso capirete la mia angoscia).
Sughi, salse per la carne alla griglia, paletta per riso e formina per onigiri, porta-riso e bicchieri in metallo. Ci sono anche due ciotole in pietra (foto sotto) e un vecchio ricettario scovato in una libreria dell'usato. Il peluche a forma di daikon non è commestibile ma è troppo carino.



  • Categoria CANCELLERIA

La bustina più piccola in realtà è più un portamonete, invece l'altro è un astuccio stretto (ci stanno al massimo 4 matite). Riesco sempre a sparpagliare le penne in borsa e quando mi servono non le trovo mai, potrebbe essere utile.

Un'agendina gattosa con le pagine bianche (perfetta per gli appunti di viaggio) e un quaderno illustrato con i disegni della torre di Seoul.

Adesivi a forma di francobollo che rappresentano le tradizioni coreane.

Adesivi da appiccicare sul calendario o sul diario in base al proprio stato d'animo (felice? arrabbiata? triste?) o al tempo (ombrellino per la pioggia o il sole). Le faccine della foto più grande mi fanno morire, sembro io.
Insieme ai coordinati busta/lettera sono tra i souvenir che preferisco.

Segnalibri preziosi, bagnati nell'oro ma economici (di oro ce n'è proprio pochino eh). Le gru, l'alfabeto coreano e la cerimonia di matrimonio coreana.



  • Categoria TROPPO BELLI PER LASCIARLI LI'

Le cartoline dei personaggi famosi illustrati in stile coreano. Ce n'erano davvero tante, ma io ho scelto questa versione fumettosa del Che.

Hai male al polso perché usi troppo il mouse? E' indolenzito? Appoggialo sul gatto riposa-polso e non ti stancherai più. Questo l'ho voluto per me e sono orgogliosa di averlo, anche se avrei preferito il cuscino migliora-umore da abbracciare che però (giustamente) è andato a ruba.

Nell'ordine: il gatto reggi-libri (quello rosa era carino, ma Sandro è nero e io devo difendere la specie), i tappini da smartphone, una matita del museo del folclore di Seoul e una salviettina.



  • Categoria FAI DA TE

A Jeonju ho trovato un bellissimo negozio di oggetti fai da te. Non sono molto brava col cucito, e questa è stata una bella sfida. Prima ho dovuto decifrare le indicazioni sul cartamodello (in coreano), e ho subito scoperto che pensavo d'aver preso un gatto e invece è una lontra. Va bé. Poi ho litigato parecchio con l'imbottitura e i pallini di plastica che alla minima distrazione schizzavano fuori (ho avuto pallini in tutta la casa per giorni).
Però il risultato non è poi così male no?



  • Categoria PEANUTS

Snoopy e Charlie Brown meritano sempre una categoria a parte, ma devo dire che in Corea non sono amati e onnipresenti come in Giappone (tanto per fare un esempio vi ricordo il calendario dei Peanuts in Giappone o un po' di sano Penuts-Shopping a Tokyo).
In effetti ho scovato un fantastico Charlie Brown Café in aeroporto proprio mentre correvo al Gate e mi avanzavano giusti giusti i soldi per una tazza e una serie di cartoline! (Sarà la sorpresa per Natale di qualcuno per cui Shhhh! fate come se non ve l'abbia fatta vedere!)
PEANUTS



  • Categoria I SEGRETI DI BELLEZZA

Maschere di tutti i tipi, idratanti, antirughe, effetto lifting. Sono una goduria, ma si consiglia di usarle in casa da sole perché l'effetto è molto Hannibal Lecter. Le ho prese anche per i piedi, sì. 
E già che c'ero mica potevo privarmi delle strisce per i punti neri al Q10 (che non proverò mai perché ho paura di strapparmi via la pelle, e non oso regalarle per lo stesso motivo. Praticamente un acquisto inutile).



  • Categoria DI TUTTO DI PIU'


Quegli oggetti che sembrano senza senso ma che hanno sempre un perché:

- La bandiera coreana
Perché mi piace di più collezionare le maglie della nazionale di calcio ma quella originale costava troppo (e non ho trovato quella tarocca).
- La maglietta e la stola del Papa
Perché fanno davvero troppo ridere, e visto il costo sarebbe stato un peccato non prenderle.
- Le ciabatte
Primo: perché le ciabatte in Corea sono come gli ombrelli, appena inizia a piovere ce l'hanno tutti. Secondo: perché se hai un amico che in genere va in giro con le ciabatte di plastica SAI che apprezzerà il pensiero. Terzo: Se poi gliele trovi arancioni (che è il suo colore preferito) è inutile chiederti come farai a trovare il posto in valigia, le prendi e basta.
- La mascherina
Perché è fighissima.

- Il portalenti a forma di pecora
Perché se un regalo non è un po' scemo non c'è gusto.
- Set per le unghie e specchietto
Perché ho una nipote dodicenne che è un'esperta nelle decorarsi le unghie nonostante la giovane età (per la gioia della mamma che infatti mi odia, ehm)
- Il pirata Pop Pop
C'è bisogno di un perché??

- Calzini
Perché sono OVUNQUE, e prima o poi scatta l'impulso irrazionale di comprarne almeno una decina di paia (gli esemplari acquistati sono molti di più di quelli in foto)



  • Categoria MOLTO PIU' DI UN SOUVENIR


Ben due paia di scarpe (poi mi chiedo come mai la valigia non si chiude). Un paio di All Stars viola, non di marca ma identiche alle originali, e questi sandaletti che mi piacciono proprio tanto.

Un Gundam da montare e un personaggio di One Piece, i souvenir più ambiti presi nel negozio più bello del mondo. Solo che per The Gundam Base ci va un post a parte.




Se volete proseguire lo shopping, questi sono i miei (passati) bottini di viaggio in ordine sparso:
- I souvenir dalla Cina
- Shopping ad Amsterdam
- Shopping a Berlino
- Il borsellino dei ricordi
- I gadget dal Giappone
- Sottobichieri giapponesi
- Souvenir culinari dal Giappone
- Caramelle giapponesi
- Il calendario dei Peanuts




mercoledì 12 novembre 2014

Ultima (ma intensa) giornata a Seoul

Diario di viaggio in Corea
23 e 24 agosto 2014




Taiyaki
Colazione con Taiyaki
(il dolce giapponese a forma di pesce col ripieno di azuki).


Oggi è il nostro ultimo giorno in Corea, ma siccome abbiamo il volo a mezzanotte c'è ancora tutta una giornata davanti.

Stamattina andiamo al Namsangol Hanok Village, un complesso di abitazioni tradizionali della dinastia Joseon provenienti da diversi posti della città e collocati ai piedi della montagna Namsan.
Queste case tradizionali appartenute a famiglie di diverse estrazioni sociali conservano al loro interno mobili e utensili da cucina originali. Il tempo non è dei migliori, ma la visita è piacevole.
Nei cortili degli hanok si possono anche provare gli sport e i giochi dell'epoca, e considerando che l'ingresso a questo parco è gratuito direi che ne vale davvero la pena.

Un ampio spiazzo tra le abitazioni, e la Seoul Tower sullo sfondo.
Namsangol Hanok Village

Tetti, lanterne con i colori della Corea e la Seoul Tower.
Namsangol Hanok Village

Questa è la mia casa preferita, perché è costruita seguendo il dislivello del suolo e per la facciata in cui la pietra e il legno si alternano in una maniera davvero molto elegante.
Namsangol Hanok Village

Giardino tradizionale
Namsangol Hanok Village

Interni: la cucina, la sala e la finestra di una camera da letto.
Namsangol Hanok Village


Da qui prendiamo l'autobus che sale in cima alla montagna, dove svetta la Seoul Tower. E' stata costruita nel 1969 per le trasmissioni radiofoniche e televisive, ed è aperta al pubblico dal 1980, diventando il simbolo della città. La torre è bruttina, ma il contesto è meraviglioso. La salita che porta alla base della torre conserva una parte delle vecchie mura della città e per chi è appassionato di trekking ci sono diversi percorsi da fare a piedi.

All'interno della torre ci sono osservatori, i lucchetti degli innamorati sulla terrazza, uno shop a tema e il Teddy Bear Museum, per soddisfare la massa di turisti che ogni giorno affollano questa che è l'attrazione più famosa della città.

Personalmente a me piace di più di notte, quando si illumina e cambia colore.

Nascosta dalla vegetazione
Seoul Tower

Non è la giornata ideale per godersi il panorama da quassù.
Namsan

La strada per la Seoul Tower
Namsan

I lucchetti dell'ammmore
Namsan



Riprendiamo l'autobus e scendiamo vicino alla stazione centrale di Seoul. Di fianco alla costruzione moderna con le pareti di vetro (qui arrivano e partono i treni ad alta velocità) c'è la vecchia stazione in mattoni rossi. Il sottopasso che porta al grande piazzale è popolato di poveracci e senzatetto a cui qualche volontario sta portando il pranzo.

Proseguiamo a piedi e passiamo la porta Sungnyemun, attraversiamo Namdaemun Market e arriviamo a City Hall. Il vecchio Municipio che ora ospita la Biblioteca Metropolitana si affaccia su Seoul Plaza, una piazza pedonale che si presenta come un enorme prato. L'interno del nuovo municipio (è del 2012) ci lascia a bocca aperta. Una struttura di vetro che utilizza nuove forme di energia rinnovabili come il riscaldamento geotermico che sfrutta l'acqua piovana riciclata. All'interno c'è l'impressionante, enorme e bellissimo "muro verde" composto da piante che rendono l'ambiente fresco d'estate e depurano l'aria. Sembra in effetti di trovarsi dentro ad una grande serra.

La vecchia stazione di Seoul
Seoul Station

Pranzo in uno dei tanti ristoranti della nuova stazione.
In alto: la versione "vecchio stile"  del pranzo da consumare sul treno (con tanto di contenitore in metallo usurato dal tempo) - Sotto: riso con verdure e gamberi (e uovo) - A sinistra: casseruola di tteokbokki, gnocchi di riso in sugo piccante.
Korean food

Sungnyemun
Vecchia porta tra palazzi moderni.
Sungnyemun

Il nuovo Municipio di Seoul. (Qui un articolo fotografico di Repubblica)
Municipio Seoul


Continuiamo a piedi (ormai non ci fermiamo più) e arriviamo nello Stream. Oggi è sabato e il lungo fiume è molto animato. Ci sono balli tradizionali, concertini, giocolieri, e un fiume di gente.
Quanto mi mancherà tutto questo, ormai conosciamo questi posti così bene che ci sembra di essere qui da tantissimo tempo.

Ridendo e scherzando abbiamo macinando parecchio chilometri, ma già che ci siamo facciamo ancora un saltino a Insadong. La troviamo strapiena di gente che passeggia su e giù nella via pedonale. Da lì al nostro ostello è questione di una decina di minuti.

Cheonggye Plaza
Cheonggye Plaza

Jongno (uno dei miei quartieri preferiti)
Jongno

Lezione di scrittura calligrafica a Insadong
Insadong


Che dire, l'ultimo giorno è sempre un misto di sentimenti che si ripropongono ogni volta, ad ogni viaggio. La sensazione di dover andare via proprio quando ti sembra di esserti ambientato al 100%. La malinconia di vedere l'ultimo tramonto dalla terrazza di un ostello che ti ha dato l'illusione di essere a casa tua e invece eri solo uno dei tanti ospiti che vanno e vengono. L'euforia per aver fatto un'altra esperienza stupenda.


Dalla terrazza del nostro ostello ci godiamo l'ultimo tramonto a Seoul.
Seoul



Salutiamo il responsabile dell'ostello che mi prende alla sprovvista con un abbraccio che mi fa venire il magone. Ciao ciao Seoul.





Il viaggio di ritorno comincia sull'autobus che ci porta all'aeroporto. Dovevamo impiegarci meno di un'ora ma ci troviamo bloccati nel traffico serale di Seoul, stravolto da quello che sembra un colossale ritrovo delle forze di polizia. Ci sono centinaia di pullman, camionette e macchine della polizia che bloccano il traffico e ci fanno perdere un sacco di tempo.


Arriviamo all'aeroporto al pelo, e a mezzanotte siamo a bordo. Dormo buona parte delle nove ore che servono per arrivare a Istanbul, e poi ci accampiamo in aeroporto per far passare il tempo dello scalo. Tra un operativo voli poco favorevole e un ritardo che si accumula passano altre dieci ore. Quando finalmente saliamo sull'aereo che ci porta a Torino siamo ormai in viaggio da 24 ore e la Corea è tornata ad essere lontanissima.


A Caselle perdiamo un altro paio d'ore in attesa di una valigia rimasta ad Istanbul. Proprio quella imbottita di ogni bendiddio culinario, riempita fino a scoppiare (avevo paura che esplodesse tipo bomba).
Per fortuna è arrivata a casa sana e salva due giorni dopo.

Ma di questo vi parlerò la prossima volta.







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Info pratiche:

Namsangol Hanok Village
28, Toegye-ro, 34-gil, Seoul
9-21 Chiuso il martedì - Ingresso libero
Metro Line 4 / 3 Chungmuro Station exit 3 / 4
http://hanokmaeul.seoul.go.kr (solo in coreano)

N Seoul Tower
105, Namsangogwon-gil, Yongsan-gu, Seoul
10-23 Ingresso osservatorio 9,000 KRW
Metro Line 4 / 3 Chungmuro Station exit 2 + Bus giallo 02
www.nseoultower.co.kr/eng/

City Hall
Metro Line 1 (exit 4 / 5 per Seoul Plaza - exit 3 / 2 per Deoksungung Palace)
L'ingresso al Municipio è gratuito.

Limousine bus per Incheon Airport
La tariffa varia in base alla fermata di partenza, da Anguk abbiamo speso 10,000 KRW a testa.
www.airport.kr/airport/traffic/bus/busList
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