giovedì 23 ottobre 2014

Jeonju - Cortili, angoli nascosti e ispirazioni.

Diario di viaggio in Corea
19 agosto 2014



Jeonju permette di immergersi completamente nella cultura e nella tradizione coreana.
Arrotolare il futon appena alzati, fare colazione seduti sui cuscini guardando attraverso le finestre la città che piano piano si sveglia, e poi sedersi in cortile dove qualcuno ha steso i panni ad asciugare. Sono gesti semplici che mi rendono partecipe di una quotidianità che sono grata di poter sperimentare.

Il mio posto preferito
Jeonju Hanok Village


Iniziamo la giornata con la vista di Jeonju dall'alto. Ci sono molti percorsi da fare nelle colline intorno alla città, più o meno impegnativi. Come ho già spiegato in Corea i templi sono spesso arroccati sulle montagne e si raggiungono percorrendo sentieri che a volte richiedono una buona preparazione fisica.
Questa mattina il tempo nuvoloso e il fango nelle strade sterrate non ci permettono di spingerci oltre, ma riusciamo comunque a goderci un bellissimo panorama.

I tetti di Jeonju
Jeonju Hanok Village

Per le strade silenziose si vede solo qualche abitante che passeggia. I turisti arriveranno più tardi a invadere i marciapiedi e le botteghe. Ne approfitto per dedicarmi alla fotografia e all'osservazione dei particolari.

Piccoli corsi d'acqua che decorano i marciapiedi del villaggio
Jeonju Hanok Village

Una rana a guardia del piccolo ponte
Jeonju Hanok Village

La visita al Santuario Gyeonggi ci regala una piacevole passeggiata in un cortile enorme e bellissimo, dove gli alberi e le piante hanno delle forme e dei colori così intensi e particolari da colpirmi molto di più del santuario stesso.
Il Santuario si sviluppa in diversi edifici tradizionali separati da mura e passaggi. Nel museo ci sono mostre permanenti e reperti storici, oltre al ritratto del re Tae-jo (il fondatore della dinastia Joseon).

Colori e riflessi di una natura spettacolare
Gyeonggijeon Shrine

Folti chiome di foglie d'acero
Gyeonggijeon Shrine

Contrasti: Alle spalle di Gyeonggijeon Shrine sorge la Cattedrale Jeondang
Gyeonggijeon Shrine e Cattedrale Jeondang

Il resto della mattinata lo passiamo perdendoci tra i vicoli delle abitazioni, sbirciando all'interno dei cortili per ammirarne le forme, le decorazioni, le piante. Una delle cose che amo di più dei coreani è la capacità di rendere tutto molto elegante e senza perdere la semplicità. Questa arte è evidente nel modo di disporre i piatti a tavola, ma si esprime anche nell'arredamento e nei giardini.

 Cortile #1 - Quando i vasi prendono vita
Jeonju Hanok Village

 Cortile #2 - Puffetta e le farfalle
Jeonju Hanok Village

Cortile #3 - L'eleganza naturale del legno
Jeonju Hanok Village

Cortile #4 - I gatti sono sempre l'elemento decorativo più bello
Jeonju Hanok Village

Cortile #5 - Il lusso di avere un albero in giardino
Jeonju Hanok Village

Cortile #6 - Vicinanza di tetti e corridoi in legno
Jeonju Hanok Village

Cortile #7 - Quando le dimensioni non contano
Jeonju Hanok Village

Cortile #8 - Lanterne accese, panni stesi, ciabatte in fila.

Anziché fare un vero e proprio pranzo oggi ci diamo al cibo da strada. Cercando di evitare i posti troppo affollati saltiamo da un negozio all'altro per provare i piatti che più ci ispirano.
Iniziamo con  degli ottimi ravioli di gamberi, proseguiamo con un panino al vapore ripieno e poi seguiamo il profumino irresistibile di carne alla griglia che ci porta dritti dritti al banchetto degli hot dog.

Insegne e delizie
Jeonju Hanok Village

Tutti al lavoro per l'hot dog perfetto

Nel pomeriggio visitiamo due zone di Jeonju molto diverse fra loro.

Nambu Market si sviluppa intorno a Pungam-mun Gate. Un reticolo di vie coperte piene di bancarelle, dall'abbigliamento al cibo, dai mobili alle piante. Proseguendo su Paldal Road troviamo Joongang Market. In questi mercati si entra in contatto con le abitudini delle persone, capita di fare incontri particolari, e si fanno buoni affari. Gran parte dei souvenir più belli arrivano da qui (oggi ho avuto occhio e fortuna).

Film Street è una via pedonale che fa parte di un quartiere commerciale pieno di negozi. Qui lo shopping è più classico e meno originale che al mercato, ma rispetto a Seoul i prezzi sono più bassi.
Nei giorni piovosi come oggi i centri commerciali cadono proprio a fagiolo.

Nambu Market: il mercato coperto, i prodotti essiccati e i vivai.
Jeonju Nambu Market

Stasera per cena ci allontaniamo dal tradizionale e scegliamo un locale popolato di giovani in Dongmun Art Street. Troviamo un posticino per due e ci gustiamo un bel piatto di carne con riso e insalata. Questa è la zona degli artisti ma anche dei club, e infatti ci sono tantissimi ragazzi in giro (ci sono anche diversi ostelli).

 Hamburger con formaggio e germogli, riso con semi di sesamo, insalata mista, kimchi e sottaceti.
Food in Jeonju


Il nostro viaggio è agli sgoccioli. Domani torniamo a Seoul, dove ci aspettano ancora delle sorprese.
Per ora mi godo la mia ultima notte a Jeonju, che è stata una piacevole scoperta.
Nel libro degli ospiti che ho trovato in camera lascio il segno del nostro passaggio, sperando che un giorno torneremo di nuovo in questa bellissima città.

Buio, lanterne accese, riflessi della pioggia. Atmosfere magiche.

Il mio contributo sul libro degli ospiti del nostro Hanok.



- continua -




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Info pratiche:

Gyeonggijeon Shrine
Taejo Road Jeonju
9 - 18 Ingresso 1,000 KRW
Dalla stazione ferroviaria: autobus 79 o 119
Da Express Bus Terminal: autobus 5-1 o 79
Scendere alla Cattedrale Jeondong (Hanok Village)

Cibo da strada
All'interno dell'Hanok Village Taejo Road e le vie limitrofe sono piene di botteghe e negozi artigianali che aprono intorno alle 10 del mttino. Ce ne sono alcuni in cui per tutto il giorno c'è sempre moltissima gente in coda, e probabilmente sono quelli segnalati dalle guide. Sono altrettanto buoni anche quelli vuoti (pare che la gente aspetti di vedere qualcuno per entrare, dove abbiamo mangiato i ravioli non c'era nessuno ma appena ci siamo seduti la bottega si è riempita).

Taejo Road termina in Paldal Street, il corso principale che porta nei quartieri di Jeonju che ho visitato oggi: Nambu Market, Joongang Market, Film Street e Dongmun Art Street.
Distano tra loro circa 15 minuti a piedi.
Nei numerosi info point sparsi per Jeonju potete trovare la cartina della città.

Per ulteriori informazioni su Jeonju o se volete prenotare un tour privato date un'occhiata qui e qui.
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venerdì 17 ottobre 2014

Jeonju: Hanok experience

Diario di viaggio in Corea
18 agosto 2014



Neanche a farlo apposta questa mattina Busan si sveglia sotto una pioggia torrenziale. Sembra quasi volerci dire "vi ho concesso tre giorni di sole, ora andate via che devo far arrivare un po' di brutto tempo".
In effetti mi ritengo molto fortunata per le condizioni meteo trovate fin'ora.


Busan, stazione degli autobus
Stazione Autobus Busan


L'autobus ci impiega più di tre ore per arrivare a Jeonju. Appena fuori dalla stazione troviamo un punto informazioni dove prendiamo una cartina e chiediamo di indicarci la posizione del nostro hanok* (operazione a quanto pare complicata dato che prende diversi minuti).

*Hanok è il termine che indica l'architettura tradizionale coreana, che comprende anche i materiali utilizzati e il bisogno di essere in armonia con la natura seguendo le indicazioni del feng shui. 

Invece di prendere l'autobus decidiamo di concederci il lusso di chiamare un taxi, anche perché la difficoltà della signorina all'info point nell'indicarci sulla cartina il nostro hanok mi convince della difficoltà di arrivarci da soli.
(Grave errore. Mai, MAI, sottovalutare la mia capacità di muovermi nei posti sconosciuti.)

Il tassista procede spedito, poi inizia a guardare la X sulla cartina scuotendo la testa. Ora, io non so se ci fa o ci è, ma se il cartellino di riconoscimento non è un falso, quest'uomo guida i taxi da 25 anni. Mi sembra alquanto improbabile che non conosca il luogo più famoso della città in cui lavora.
Fatto sta che si ferma, il tassametro che continua a correre, e si mette a studiare meglio la mia cartina (quella che viene consegnata a un milione di turisti come me) che per giunta ho preso in coreano giusto per facilitare le cose.
Lascio fare, ma per poco. Io la figura della turista da sbertulare non la voglio fare, ma concedo a quest'uomo il beneficio del dubbio e mi obbligo a pensare che forse il nostro hanok è proprio imboscato.
Alla fine gli facciamo capire di mollarci all'ingresso del villaggio, che è meglio se ce la sbrighiamo da soli.

Infatti seguo i miei appunti e troviamo subito la splendida abitazione che sarà la nostra casa per le prossime due notti (lo scarabocchio che ho disegnato ieri sera guardando google maps mi è stato ben più utile di un cartina in coreano in mano ad un tassista).

La camera è enorme, con l'ingresso sul cortile. Le porte in legno e gli interni sono rivestiti di carta di riso. Ci sono i futon coreani, il tavolino basso con i cuscini e il bagno privato. Il cortile è bellissimo, ma è tutto l'insieme ad essere delizioso. I tetti, gli scalini in pietra, i vasi e le piante. Sono entusiasta, persino il cielo grigio dona all'ambiente un'atmosfera magica.

Hongranmiduk, il nostro hanok. Le rane di pietra sono le guardiane delle stanze.
Hongranmiduk

La porta d'ingresso della stanza.
Hongranmiduk

L'interno della stanza.
Hongranmiduk

Stanza tradizionale ma con tutti i confort:
aria condizionata per l'estate e riscaldamento a pavimento per l'inverno.
Hongranmiduk


Jeonju è una città che ha conservato al suo interno un villaggio completamente tradizionale. Un intrico di vie dove tutto sembra fermo nel passato, nonostante il continuo restauro delle abitazioni tolga loro quella patina di vissuto che ci si aspetterebbe da un posto così. E' una meraviglia che attrae tantissimi turisti, e che permette di immergersi totalmente nella cultura coreana.

I cortili sono accessibili a tutti, per questo motivo può capitare di uscire dalla stanza e trovare qualche turista in contemplazione, o affacciato al portone di ingresso per dare una rapida occhiata. Lo stesso facciamo noi, io ho la fissa di sbirciare nelle case altrui e non mi sembra vero che qui posso farlo senza vergogna.

Stradine strette nel villaggio.
Jeonju Hanok Village

Le mura che circondano le case.
Jeonju Hanok Village


Appena fuori dal villaggio tradizionale l'architettura diventa moderna, ma mantiene una certa coerenza dovuta ai palazzi bassi e ad un'atmosfera da piccola città di provincia. In giro per le vie quello che mi colpisce è che l'arte e la cultura sono quasi ostentate, tra librerie, murales e installazioni lungo i marciapiedi. Un vecchio cinema chiuso, una bottega, una panchina colorata, ogni oggetto è fonte di ispirazione per una fotografia, e da quando sono qui mi è tornata la voglia di disegnare.

Una piazzetta nel quartiere degli artisti a Jeonju
Jeonju

Dongmun Art Street
Jeonju Dongmun Art Street



Nel tardo pomeriggio i turisti sono ormai tantissimi, e sono tutti in coda per prendere del cibo da mangiare per la strada. I punti vendita più gettonati sono quelli che vendono gli spiedini di polipo, le salsicce, i ravioli al vapore. Ci sono code infinite anche in panetteria e in gelateria.

Jeonju aderisce a Cittaslow.
Jeonju Hanok Village

Aiuole in fiore
Jeonju Hanok Village

Gente in coda davanti a ogni negozio (anche qui il profumino è invitante, ma io non sono paziente come i coreani, le code non le sopporto).
Jeonju Hanok Village

Una bottega di oggetti fatti a mano.
Jeonju Hanok Village


Noi ci fiondiamo nel ristorante più bello lungo la strada principale, dove ci prepariamo finalmente a mangiare il famoso bibimbap di Jeonju. Il bibimbap è un piatto formato da tantissimi ingredienti disposti in ordine nella ciotola, con la carne e l'uovo in cima, che vengono poi mescolati per armonizzare i diversi sapori. Viene servito con tanti altri piattini intorno, tra cui l'immancabile kimchi.
In questo ristorante le varianti del bibimbap riguardano la temperatura (io lo prendo a 65° nel contenitore di ottone, Lore a 150°, nella pietra) e la carne (io la prendo cotta, Lore cruda).
Accompagniamo questo delizioso piatto con il Moju, un vino di riso speziato in cui spicca la cannella.

Jeonju Bibimbap
In Corea si mangia con le bacchette di metallo e il cucchiaio.
Jeonju Bibimbap


Dopo cena usciamo dal villaggio, ma la passeggiata in Film Street viene interrotta da un temporale che ci obbliga a tornare indietro. Rimandiamo la visita a domani.
Mentre cerco di evitare le pozzanghere penso che ci sono cose uguali in tutto il mondo (come si dice, tutto il mondo è paese). Nemmeno la Corea si salva dagli autisti che pensano che basta avere un SUV per sfogare la propria prepotenza e sbandierare senza vergogna la propria arroganza.
Nel caso specifico ce l'ho col fatto che pur essendo in una via pedonale devo scansarmi, e anche di corsa se non voglio essere investita.

Jeonju Film Street
Jeonju

Marciapiedi decorati nella via pedonale
Jeonju

Un negozio di ninnoli molto carino
Jeonju

Hanok Village di notte
Jeonju Hanok Village

Il nostro cortile
Jeonju Hanok Village


Per me non c'è niente di più rilassante che stare sull'uscio della stanza ad ascoltare il rumore della pioggia sul tetto e guardando i riflessi dell'acqua nel giardino. L'ho tanto sognato e finalmente sono qui.
Ogni tanto i desideri si avverano.





- continua -





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Info pratiche:

Autobus Busan - Jeonju
3 ore e 20 minuti - da 16,100 a 26,000 KRW

A Busan la stazione degli autobus è collegata alla linea metro, mentre a Jeonju per andare in zona Hanok Village bisogna prendere l'autobus 79 (oppure un taxi, facendosi portare all'ingresso del villaggio).


Jeonju Hanok Village è una Città Slow con delle regole:
è vietato fumare, sporcare, e dopo le 22 bisogna rispettare il silenzio.
L'ingresso ai cortili degli hanok è libero (sempre rispettando la privacy di chi ci abita), e i turisti sono invitati ad entrare anche nelle botteghe tradizionali.


Hongranmiduk (HANOKSTAY)
8, Choemyeonghui-gil, Wansan-gu, Jeonju-si
Check-in 15.00 - Check-out 10.30
Wi-fi gratuito - Acqua, tè e caffè gratuiti in ogni momento.
Camere tradizionali coreane con futon, bagno privato e frigorifero. La porta della camera viene chiusa con un lucchetto a combinazione.
Noi abbiamo speso 90,000 KRW a notte (un po' caro ma ne vale la pena)

http://blog.daum.net/hongranmiduk
http://blog.naver.com/holyholymin


Han Kook Kwan  (Ristorante Bibimbap)
Abbiamo provato il Nosgeuleus Bibimbap (letteralmente il Bibimpap in ottone) servito a 65°
e il Dulgeuleus Bibimbap (letteralmente il Bibimpap su due ciotole) servito a 150°.
http://blog.naver.com/hankookkwan2


lunedì 13 ottobre 2014

Busan dai mille colori

Diario di viaggio in Corea
17 agosto 2014



Se ancora non ero abbastanza innamorata di questa città, oggi ne sono completamente conquistata. Gamcheon Culture Village è un villaggio abbarbicato sulla collina con casette basse, tetti colorati, e percorsi artistici e culturali. Qualcuno l'ha paragonata a Santorini, per i tetti blu e le pareti bianche. Altri hanno scritto che assomiglia a Burano, per le case colorate.
Io penso che sia semplicemente e squisitamente unica.

Vista d'insieme all'ingresso
Gamcheon Culture Village

Dalla terrazza del Village Information Center si vede anche il mare.
Gamcheon Culture Village

Una casa dipinta
Gamcheon Culture Village

Il muro dell'amore
Gamcheon Culture Village


All'interno di una casa visitabile il muro è a disposizione della creatività di chi ci passa.
Gamcheon Culture Village

Tetti di tutte le tonalità del blu.
Gamcheon Culture Village

Installazioni artistiche "Fish in alleys"
Gamcheon Culture Village


Non è presente come dovrebbe sulle guide turistiche internazionali, ma questa mancanza fa di Gamcheon un posto speciale.

Fin dall'ingresso mi rendo conto che questo è un posto in cui i visitatori sono invitati a interagire, entrando a far parte di un progetto culturale in cui si viene subito coinvolti.
La cartina che prendiamo al punto informativo assomiglia ad una caccia al tesoro. Camminando nelle vie che salgono, scendono e si intrufolano fra le abitazioni le persone sono invitate a scoprire le case segnalate che hanno nomi come "casa della luce" "casa della pace". All'interno ci sono installazioni artistiche, messaggi, fotografie. E in ognuna di esse si trova il timbro da apporre sulla cartina. (Sapete, no, che vado matta per i timbri?). In alcuni posti ho ricevuto anche una cartolina come premio.

Nel rispetto della quiete di chi ci abita abbiamo potuto passare attraverso le vie che diventano passaggi tra i balconi delle case. In alcuni casi ci siamo trovati su un terrazzo con i panni stesi, o sull'uscio di una cucina dove si stava preparando il pranzo.

Ogni casa è stata "conquistata" più o meno facilmente e mi sono guadagnata tutti i timbri per la mia ormai preziosissima cartina. Qualche volta abbiamo dovuto chiedere informazioni a signore che sembrano messe lì apposta per non far perdere i turisti nei labirinti di vie, qualche volta è sembrata una gara con altre coppie a chi arrivava primo.

Mi sono divertita come una bambina.

Percorsi tra le case per portare a termine la "caccia al tesoro"
Gamcheon Culture VillageGamcheon Culture Village

Case d'epoca interattive (ogni scusa è buona per giocare ^_^)
Gamcheon Culture Village

Installazione artistica "Sweet Dandelion Whispers"
Gamcheon Culture Village

In mezzo alle case c'è una lunga e ripida scalinata (148 scalini). E' stata soprannominata "Scala per vedere le stelle", perché a chi sale portando dei pesi vengono le vertigini e i "luccichini" agli occhi. 
Gamcheon Culture Village

Per pranzo ci fermiamo in un ristorantino nel cuore di Gamcheon, dove assaggiamo per la prima volta il ramen ghiacciato (un piatto che si mangia solo d'estate) e un classico ramen con verdure. Il posto è a conduzione famigliare ed è molto accogliente. I piatti sono strepitosi.
La signora che ci serve è simpaticissima, e riusciamo a farci scrivere su un foglio il nome della salsa miracolosa (non è solo buona, ma riesce ad esaltare il gusto di qualsiasi piatto).

Ramen con verdure (nel contenitore bianco c'è la salsa miracolosa)
감내맛집

Ramen freddi (con ghiaccio)
감내맛집




Questo posto mi ha confermato che spesso le scoperte più belle si fanno affidandosi al proprio istinto, e che non bisogna limitarsi ad andare semplicemente nei luoghi indicati dalle guide.

Approfittando della splendida giornata di sole decidiamo di andare sulla costa ovest, a Dadaepo Beach.
Rispetto alle spiagge di ieri Dadaepo è meno turistica e in un certo senso più genuina.
Arrivarci non è molto comodo, dopo la metro (mezz'ora abbondante) ci sono altri venti minuti buoni di autobus. Ci sembra di essere in un posto sperduto e in mezzo al nulla.

La spiaggia è enorme, e una buona parte è coperta dalle tende dei campeggiatori.
C'è molta gente, sia in acqua che sul bagnasciuga.
La bellezza di questo posto è indiscutibile, anche se il cielo si sta coprendo di nuvole e il sole si vede solo a sprazzi. L'unica cosa che ci lascia perplessi sono i riflessi metallici nella sabbia tanto scura da essere in alcuni punti nera.

Dadaepo Beach
Dadaepo Beach

La lunga spiaggia
Dadaepo Beach


Passeggiamo lungo la scogliera, dove c'è un sentiero con scalini e terrazze in legno.
Che vista, sono senza parole.

Troviamo alcune calette deserte, altre in cui qualcuno si è temporaneamente accampato. Qualcuno si arrischia a fare il bagno vicino agli scogli, dove il fondale è scivoloso. Altri se ne stanno semplicemente fermi a guardare il mare, come facciamo noi.


Vorrei che queste immagini rimanessero impresse nei miei occhi e nella mia mente per sempre.

Dadaepo dall'alto
Dadaepo Beach

Isoletta collegata alla terraferma
Dadaepo Beach

Il mare piatto
Dadaepo Beach

Trasparenze
Dadaepo Beach

Acqua limpida e rocce
Dadaepo Beach

Sua Maestà Il Cielo
Dadaepo Beach


Il ritorno ci porta via parecchio tempo, ma dopo una piccola sosta in hotel usciamo per fare ritorno a Gwangalli Beach, che abbiamo visto ieri mattina e oggi ce la godiamo con le luci della sera.
Dalla terrazza di un pub dove ci fermiamo per cena abbiamo la vista perfetta del ponte che inizia ad illuminarsi poco dopo il tramonto.

Di sera il lungomare si anima. Concerti, giochi sulla spiaggia, spettacoli.
Dopo una certa ora i vigili chiudono l'accesso alle auto e la gente si riversa in strada. In un attimo vengono allestiti dehor all'aperto, parte un corteo di gente vestita in abiti tradizionali che cerca di coinvolgere i passanti, c'è chi improvvisa un teatro di strada. Un gruppo di ragazzi monta una pedana e inizia a sfidarsi a colpi di ballo hip hop.

Classica cena da pub: fish and chips.
700beer

Il ponte illuminato
Gwangan Bridge



Tutto questo, che potrebbe sembrare un enorme e pazzesco caos, è in realtà entusiasmante. Io vorrei vivere in un città così, dove i ragazzi possono esprimersi artisticamente, dove le persone (e interi quartieri) vengono coinvolte in progetti culturali, dove la gente si diverte a rispettare la propria tradizione e la propria storia raccontandola attraverso uno spettacolo teatrale.


Ci sarebbero ancora tantissimi posti che vorrei visitare, ma purtroppo è l'ultima notte che trascorriamo a Busan e mi dispiace davvero tanto andare via.


Spesso non riesco a spiegare bene cos'è che mi piace tanto della cultura asiatica. Adoro il loro modo di comportarsi, invidio il loro modo di vivere, mi piace tantissimo il loro orgoglio e il loro modo di esaltare le bellezze del territorio, la loro correttezza e il loro senso civico.

A questo proposito mi viene in mente cosa mi è successo sia ieri che oggi rientrando in hotel.

Come ho spiegato ieri, se si hanno in programma diversi spostamenti nell'arco della giornata conviene comprare il biglietto giornaliero della metro. Quello che non ho detto però, è che proprio all'ultima corsa per rientrare in albergo questo biglietto non funzionava più. Probabilmente si è smagnetizzato.

Ora, cosa avrei fatto se mi fosse capitato in Italia?
- Avrei pensato "etteppareva", siamo alle solite.
- Avrei provato a cercare un ufficio dedicato per chiedere un rimborso, sapendo già che non vale la pena perdere una giornata per pochi euro (sicuramente non recuperabili).
- Sarei salita sul mezzo pubblico senza vidimare il biglietto sperando di non trovare il controllore, ma tanto non c'è mai.

Cos'ho fatto invece?
Mi sono guardata intorno e ho subito trovato l'indicazione "Ufficio Informazioni". Sono andata lì, ho spiegato il problema al funzionario che ha verificato la validità del biglietto usando un buffissimo aggeggio meccanico.
Ho ricevuto le sue scuse (manco fosse colpa sua), atteso un minuto e ricevuto l'intero rimborso.

Un caso? Direi di no. Stasera mi è successo di nuovo, sempre all'ultima corsa (è evidente che questi biglietti o hanno qualche problema, o sono io che ho un potere smagnetizzante nelle mani). L'addetto questa volta è venuto alla macchinetta e mi ha comprato un biglietto nuovo, scusandosi per l'inconveniente.

Sono piccole cose, che fanno aumentare la mia ammirazione nei loro confronti.

La metro di Busan: sicura, puntuale, comoda ed economica. Fa davvero bene alla salute!
Humetro




- continua -



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Info pratiche:

Gamcheon Culture Village
Metro Line1 Toseong-dong Station exit 6 (camminare per 150 metri sulla destra per la fermata del Shuttle Bus #1-1, 2, 2-2 di fronte a Cancer Center - Scendere alla fermata di fronte a Ganjeong elementary school)
La cartina si acquista nel punto informativo all'ingresso (2,000 ₩)
Altre foto qui e qui

Ristorante coreano a Gamcheon sulla via principale, vicino allo shop. Cercate l'insegna 감내맛집
Le ciotole di ramen costano dai 6,000 ai 7,500 ₩.

Dadaepo Beach
Metro Line 1 Synpyeong Station exit 4 + bus 2, 11 o 338 (una corsa 1,300 ₩).

Pub 700 Beer
Gwanganhaebyeon-ro (lungomare di Gwangalli Beach)
Quattro birre medie, fish and chips con insalata di contorno 4,700 ₩.
Link
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