giovedì 17 aprile 2014

#NeVadoFiero

Sono diversi giorni che leggo in giro per i blog il post titolato #nevadofiero in cui ognuno racconta tre azioni quotidiane di cui andare fieri. (Un'iniziativa molto carina ideata da Stefania del blog Diqua&Dilà).

Pensavo di averla fatta franca e invece con mia grande sorpresa sono stata "nominata" da dm di Racconti di viaggio. Non sono un'ingrata (anzi, il fatto che lei abbia pensato a me mi fa un immenso piacere), il problema è un altro. Per raccontare le cose di cui vado fiera dovrei pensare a qualcosa di speciale di cui "vantarmi", e io e l'autostima non andiamo molto d'accordo.
Riesco a minimizzare risultati anche importanti, mantengo sempre un profilo bassissimo.
In casa sono cresciuta a pane e "chi si loda si imbroda".

Sono andata un po' in crisi e ho pensato di lasciar perdere, poi mi sono messa d'impegno e ho provato a pensare a:
- qualcosa per cui ho ricevuto complimenti sinceri
- qualcosa per cui non ho ricevuto complimenti ma che invece secondo me li avrei meritati

Confesso di averci messo un bel po' di tempo e alla fine siccome sono monotematica le mie azioni si riferiscono alla me viaggiatrice.
Ma bando alle ciance.


Ecco le tre cose di cui vado fiera:

#condivido le mie esperienze

La passione che metto nel raccontare i miei viaggi si nota, questo l'ho capito da tutte le mail e i commenti che ricevo.
Mi piace aiutare le persone che si rivolgono a me a organizzare i loro viaggi, dare consigli, trovare link utili.
Alcune persone quest'estate andranno in Cina seguendo in parte i miei viaggi precedenti, dormiranno negli stessi ostelli in cui ho dormito io e si muoveranno con cartine disegnate da me. Mi sembra incredibile e mi riempie d'orgoglio.


#rispetto la cultura dei paesi che visito

La mia curiosità nei confronti della meta scelta va dallo studio delle abitudini popolari alla lingua. Il rispetto è fondamentale sia nei confronti delle persone che della natura. Dal produrre poca spazzatura all'adeguarsi a un certo tipo di abbigliamento, io cerco di fare di tutto per non offendere il Paese che mi ospita immedesimandomi nei suoi abitanti. Mi sforzo addirittura di imparare la lingua (in alcuni casi con un discreto successo). Spesso questo atteggiamento è molto apprezzato, e io mi sento orgogliosa di questo.
Nel mio piccolo, cerco di applicare la stessa regola nel quotidiano, nella mia città.


#sono una viaggiatrice temeraria

Amo tutti i tipi di viaggio, dalla gita della domenica a quello dall'altra parte del mondo.
Ma quello di cui vado particolarmente fiera è la mia voglia di scoprire luoghi poco battuti, contando solo sulle mie capacità organizzative e sul mio intuito, mettendomi alla prova.
Sono particolarmente fiera del mio ultimo viaggio in Cina, che racchiude tutti e tre i punti appena scritti:
è stato un viaggio avventuroso (a tratti spaventoso), in cui mi sono immersa in una cultura totalmente diversa dalla mia, di cui ho condiviso in questo blog le mie esperienze e le mie emozioni.



Dopo il difficile (che ormai è passato) viene la parte divertente. Trattandosi di una "catena" ora devo nominare tre blog a cui passare la 'patata bollente':


Clyo di la vita puzza - lei ricicla un sacco di materiali, è così ecologica che potrebbe essere la nuova mascotte del WWF. E poi è un'artista. Insomma, se non le trova lei tre cose di cui andar fiera...

Elle di oceanstwo - perché vive nella città più bella del mondo e ha un atteggiamento attento e curioso nei confronti dei luoghi che visita. Penso che lei sia la persona giusta per proseguire questa catena (e sono curiosa di leggere cosa scriverà, sempre che ne abbia voglia).

Elena di Nihon almost a love story - dopo aver vissuto più di un anno in Giappone è diventata un po' giapponese, dunque avrà sicuramente conservato tantissime abitudini di cui andare fiera. (E io non vedo l'ora di scoprirle).



Lo so che è un po' racchio, ma sono molto orgogliosa anche di lui.
Il mio piccolo delinquente peloso ♥.

venerdì 11 aprile 2014

I viaggiatori che non sopporto (ed io)

In questo periodo sto dedicando molto tempo nella ricerca di informazioni sui miei prossimi viaggi e sto notato alcune cose che mi stanno facendo riflettere.

Se da un lato i travel blogger mi deliziano con racconti pieni di rispetto e amore profonda per il Paese visitato, dall'altro penso ai turisti che ho incontrato in giro per il mondo e mi rendo conto che le tipologie di chi viaggia sono tante e variegate. Che non tutti gli appassionati di viaggi viaggiano per davvero, ma ne parlano di continuo sul web. Che qualcuno va in vacanza e qualcuno viaggia.


Ho pensato allora di scrivere una personalissima lista delle categorie di viaggiatori - e di appassionati di viaggi che bazzicano sul web - che non riesco a comprendere (in alcuni casi che non sopporto proprio).




I COPIONI
Categoria esclusiva del web, a cui ho pensato giusto oggi dopo aver letto un articolo dal titolo familiare.
Si tratta di un elenco molto carino di abitudini giapponesi che uno straniero potrebbe non comprendere scritto su un blog che leggo spesso. Niente di male, non fosse che solo ieri l'ho letto almeno tre volte in inglese, in tre diversi siti di news giapponesi (di cui solo due riportano la fonte).
L'articolo in italiano non riporta alcuna fonte, lasciando intendere che sia in tutto e per tutto farina del proprio sacco. Trattandosi di un sito che stimo (stimavo?) mi sono sentita presa in giro.

Che senso ha far passare un articolo per proprio, quando è così facile essere beccati? Non è meglio proporre una traduzione e scrivere al fondo dell'articolo la fonte?


Leggete questo articolo molto interessante da cui ho preso la foto.
(Perché c'è anche chi si prende i meriti del lavoro di un altro e quando viene scoperto sparisce nel nulla.)


I BOCCALONI
A questa categoria appartengono sia i viaggiatori che il popolo del web.
Sono quelli che si bevono qualsiasi panzana, sia che a raccontarla sia una guida sul posto, sia che stiano leggendo una bufala su facebook. In alcuni casi sono una sotto-categoria degli "integralisti" (di cui scrivo più sotto). I boccaloni integralisti sono quelli ad esempio che se gli dici che in Giappone hanno scoperto il modo di fare la pupù rosa ci credono (specialmente se a scriverlo è un guru dell'argomento).


GLI IGNORANTI
Ignoranti nel senso che ignorano, giusto per precisare.
Quelli che non si informano per niente sugli usi e costumi del Paese che vanno a visitare e poi si scandalizzano per alcune abitudini che appartengono alla cultura del luogo.



Una volta in Egitto ho bloccato appena in tempo una signora che stava entrando con le scarpe in una stanza della preghiera musulmana pensando fosse il bagno. Le ho spiegato che quando c'è un'asse di legno alla base della porta significa che bisogna togliersi le scarpe (oltretutto c'erano pure i tappeti e un signore inginocchiato in un angolo, non ci andava una scienza a capirlo), e lei è caduta dalle nuvole ma non ha chiesto altro.

Viaggiare senza curiosità di capire una cultura diversa dalla propria è anche peggio dell'ignoranza.



I FESTAIOLI AD OGNI COSTO
I viaggiatori che meno sopporto. Quelli che fanno scattare il trenino o l'applauso nei posti meno opportuni, che vanno in un posto in mezzo alla foresta e si scandalizzano perché non c'è neanche una discoteca o che devono a tutti i costi far partire cori da stadio o canzoni popolari quando sono sui pullman.

Turisti che hanno come unico scopo quello di fare casino sempre e ovunque (anche se si trovano in un silenzioso tempio buddista pieno di fedeli, come mi è successo a Kyoto).

Una sera in Tunisia un gruppo di festaioli si è dovuto dividere su due pulmini che non caricavano più di 6 persone ciascuno. Per tutto il tragitto si sono divisi i cori da un bus all'altro (gridando dai finestrini aperti) io volevo morire, mentre loro ogni tanto mi guardavano chiedendosi come mai ero così seria.

(Se qualcuno sta pensando che ce l'ho con i ragazzini sappia che i festaioli di cui parlo sono over 30).





QUELLI CHE SI SPOSTANO SOLO IN GRUPPO
Questi viaggiatori si muovono a gruppi di minimo sei persone e si aggregano solo a connazionali incontrati sul posto. Girano nei siti turistici con la bandierina del proprio paese e non si dividono MAI.

Ci siamo tutti?
Parlando di gruppi mi vengono in mente anche quelli virtuali. Quelli dei viaggiatori sono un gran bel ritrovo di gente appassionata, dove ho scoperto blog molto belli. Peccato non ci sia alcuna interazione (probabilmente l'intento iniziale di chi ha creato questi gruppi) e finisce con l'essere una vetrina su cui postare il proprio link o una bacheca su cui fare scambio di follower.


GLI INTEGRALISTI DEL SOL LEVANTE
Ovvero quelli che "il Giappone è il Paradiso e tutto il resto fa schifo".

Immagine da Tumblr
Leggi un post fotografico in cui c'è un meraviglioso ciliegio in fiore? Dopo un tot di commenti arriva puntuale Tizio che scrive "lì sì che è tutto bello, non come in Italia che fa tutto schifo e c'abbiamo la pattumiera nelle strade".
Leggi un post che fa riflettere sul problema dei suicidi, e al primo o secondo commento Caio scrive "intanto il problema c'è anche da noi, lì almeno si vive molto meglio".
Da notare che il più delle volte chi scrive questi commenti in Giappone non ci è nemmeno mai stato.

Ci sono anche quelli che "il Giappone non è il Paradiso come molti credono", che spesso sono più razionali ma a volte esagerano in negativo (però loro ci vivono e io no, dunque non mi sognerei mai di dissentire su qualcosa che non conosco). Ovviamente tra i residenti italiani in Giappone e i viaggiatori (che in molti casi il Giappone non l'hanno mai visto) c'è odio profondo.



I VIAGGIATORI FARLOCCHI
Quelli che dici un posto e ci sono già stati, e se non ci sono stati loro ci è stato però il fratello, l'amico, lo zio.
Sanno tutto di quel posto (anche se c'è andata la nonna, ma è uguale).
Oppure quelli che ti dicono "in centro-Africa si stanno sviluppando molto" e gli dici "ah sì? Quali Paesi in particolare?" e lui "non so, me l'ha detto mio cugino".

I migliori sono quelli che gli dici "mi piacerebbe tanto andare a xxx" e ti rispondono "Davvero? Ma se fa schifo!". "Ci sei stato?" "NO".

Sul web a volte ho il sospetto che chi scrive di viaggi in alcuni posti non ci sia mai stato, e c'è un tizio abbastanza "famoso" che ha riempito forum di suoi resoconti di viaggio in tutto il mondo.




I VOLTAGABBANA
Sono i viaggiatori che per anni hanno predicato il viaggio fai-da-te a tutti i costi, che hanno scritto blog su come viaggiare risparmiando, che hanno dato un sacco di consigli preziosi e trattato le agenzie come inutili intermediarie che vendono solo pacchetti turistici omologati e impersonali. Che te li ritrovi sui social a sponsorizzare il loro viaggio. ORGANIZZATO. Con tanto di quota di iscrizione e minimo di partecipanti. A prezzi in linea con le agenzie di viaggio tradizionali. Facendo il tutto come se fosse la cosa più naturale del mondo.

Ora. Non ci trovo nulla di male nel fare in modo che la propria passione diventi un lavoro, anzi. Piacerebbe a me per prima lavorare facendo consulenze di viaggio, o qualsiasi lavoro che mi permetta di viaggiare.
Non sopporto però l'incoerenza.
La frase che tirano fuori tutti quando devono giustificare un cambio così radicale è che "solo gli stupidi non cambiano idea". Io dico che questo vale solo quando il giudizio non è condizionato dal ritorno economico.

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Dopo aver sparato a zero sulle categorie che non mi piacciono (cosa abbastanza inusuale in questo blog) mi sembra corretto scrivere almeno due cose che invece mi piacciono dei viaggiatori che ho conosciuto in rete e in viaggio.

LA CONDIVISIONE
Conoscere persone con la mia stessa passione per i viaggi (e non solo, il mondo dei blogger è vario) mi ha dato modo di conoscere luoghi che ho sempre giudicato poco interessanti e mi ha dato modo di confrontarmi con persone che hanno un punto di vista diverso dal mio.

Apprezzo in particolare chi ha una buona idea e la condivide e chi fa in modo che il proprio spazio sul blog sia motivo di aggregazione di più persone con la stesso obiettivo.

Link
Il viaggiatore per passione mette la sua esperienza al servizio degli altri, non vuole mai l'esclusiva ma incoraggia a seguire le proprie orme per poi confrontarsi e scambiarsi informazioni.


L'AMICIZIA
Generalmente scappo dai casinisti e non mi piace girare in gruppo, ma è anche vero che fare amicizia in vacanza è una cosa bellissima. Una vacanza in particolare non sarebbe stata così bella se non avessimo conosciuto due persone speciali con cui siamo rimasti in contatto anche dopo.

Anche sul web è possibile creare dei rapporti d'amicizia. Potrei organizzare i viaggi per i prossimi 10/15 anni solo per andare a conoscere personalmente persone con cui ormai sono diventata amica.

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Giusto per fare un po' autocritica, e per non lasciare intendere che io sia una viaggiatrice modello, chiudo con le mie caratteristiche negative (ne avrò sicuramente altre, queste sono quelle che riconosco e che mi vengono fatte notare da chi mi deve sopportare in viaggio):

- Sono una che adora ORGANIZZARE i viaggi e a volte mi faccio prendere troppo la mano.
Inserisco troppi luoghi da vedere e obbligo il mio compagno d'avventura a tour de force estenuanti. (Itinerari a piedi che diventano lunghi più di 10 km, viaggi notturni da 14 ore, trekking in montagna che segano le ginocchia, solo per citarne qualcuno).
- Se le cose non vanno come avevo IMMAGINATO ci rimango male, e a volte mi agito. (Ad esempio una gita saltata per un tifone in arrivo, che mi ha fatto modificare l'itinerario in corsa).
- A volte MI FIDO TROPPO di ciò che scovo in internet e faccio chilometri per andare a vedere cose di scarsa importanza e bellezza (Mi viene in mente il megane-bashi di Nagasaki).

Massimo Cavezzali



Si scherza!
P.s. Se qualcuno si rivede in qualche descrizione e vuole difendere la categoria è il benvenuto!
Non essendo una lista definitiva se avete altre tipologie di viaggiatori insopportabili fatevi avanti, che non c'è mai limite alla fantasia.







giovedì 3 aprile 2014

Disegni di viaggio (in Cina) e hanbok (coreano)

Ancora due illustrazioni del mio viaggio in Cina. Mi sembra un tempo ormai lontano se ci penso, invece quando disegno è come se fossi ancora lì. I colori tradiscono forse un po' di malinconia, sentimento che in questo periodo si manifesta piuttosto spesso.

Il primo acquerello raffigura un guardiano del tempio Nanshan (Isola Hainan), il secondo un classico ponticello cinese (nello specifico il ponte del laghetto del Parco Cunjin, a Zhangjiang).

Acquerello e china

Acquerello e china


L'ultimo disegno riguarda invece i miei studi sul prossimo viaggio in Corea.
Il vestito tradizionale coreano si chiama hanbok ed è composto da un giacchino corto e un'ampia gonna. Viene utilizzato durante le feste nazionali e i matrimoni e in genere è di seta, anche se esistono versioni invernali con tessuti più pesanti.

I colori sono in contrasto e variano sia a seconda delle stagioni che dell'età di chi lo indossa. 
Si usano degli accessori che impreziosiscono l'abito: tra i capelli vengono infilati bastoncini decorati che si chiamano dwikkoji, invece alla vita si appende un ciondolo che si chiama norigae e serve per rendere l'abito più elegante.

Una delle cose più belle di questo abito tradizionale sono le scarpe (che non ho disegnato perché vengono nascoste dalla lunga gonna). Si chiamano gomusin e hanno la suola in paglia (oppure plastica), decorazioni e un po' di tacco. Se ne volete vedere alcuni date un'occhiata qui o su Pinterest.

Disegno a matite

Ho acquistato uno yukata a Kyoto e un qipao  Hong Kong. Voglio proseguire nella tradizione e tornare da Seoul con un hanbok.

Per approfondire:
www.corea.it/hanbok.htm
Hanbok
Hanbok e matrimonio coreano

venerdì 28 marzo 2014

Seoul non è una città per vecchi?

L'organizzazione del viaggio in Corea del Sud procede. A rilento, ma procede.

Continuo ad andare il libreria per fissare la parete piena di guide turistiche domandandomi come sia possibile che non ne esiste nessuna non dico sulla Corea, ma almeno di Seoul. Non me ne capacito.
E' vero che ho la Lonely Planet, è anche vero che l'ho quasi imparata a memoria (pur essendo in inglese). Vero anche che su amazon.co.uk ne ho trovate altre (sempre in inglese naturalmente). Ma io non mi spiego come possa esistere la guida delle Mauritius - un libretto di un centinaio di pagine - e non della Corea. Con tutto il rispetto per le Mauritius, sia chiaro.

Comunque.
Ho prenotato anche l'ultimo ostello a Seoul. Avevo trovato un posto molto carino, ho spedito una mail con richiesta di prenotazione ma mi hanno risposto che non fermano le stanze con più di 3 mesi di anticipo.
Ho pensato di aspettare un po' ma poi ho guardato su booking.com e quasi mi è preso un colpo. Nel giro di un paio di settimane le tariffe sono già lievitate, di questo passo finisce che poi l'ostello in questione mi da picche e io mi ritrovo a dover sborsare un sacco di soldi per un'altra sistemazione.
Alla fine ho scelto una guesthouse dove ci sono più gatti che ospiti. Su tripadvisor ci sono lamentele tipo "fate attenzione a chiudere la porta della camera, se non volete trovarvi un gatto sul letto". Il mio posto ideale dunque.

In rete non esistono (o quasi) diari di viaggio in Corea. Su Turisti per caso ce ne sono pochissimi e l'ultimo risale a diversi anni fa. Possibile che sia una meta di viaggio così snobbata?

Sto leggendo alcuni blog , scritti da ragazze che si sono trasferite a Seoul per studiare il coreano.
Sono ragazze molto giovani, con gusti e pensieri da giovani, interessi e abitudini ecc. ecc. davvero molto giovani.

Però mi sto facendo una piccola cultura su com'è Seoul (attraverso i loro occhi super giovani)
e ho capito che:

- Se non ascolti Kpop potresti trovarti nel bel mezzo di un set dove stanno girando una pubblicità con l'idolo di turno e perderti il gusto di metterti a strillare come un'invasata insieme ad altre invasate.
(Io nel dubbio mi tengo alla larga, che sono bravissima a fare figuracce anche senza infilarmi in situazioni fuori dalla mia portata).

- Sempre parlando di Kpop, la faccenda si fa ambigua. Orde di ragazze sbavano e si strappano i capelli per cantanti che si baciano tra loro e fingono di spogliarsi. Cito testualmente dal blog persi in corea:
"Ragazzine assatanate-arrapate-più o meno psicopatiche, che venderebbero l’anima al diavolo pur di poter possedere un paio di mutandine del loro idol preferito".
(Le mutande no ti prego!).

http://www.jpopasia.com/group/exok/

- A Seoul sono tutti rifatti. Ragazzi e ragazze che per il 18° compleanno si fanno regalare un paio di sedute dal chirurgo plastico. Pare che lo standard richiesto sia identico per tutti/e, stesso naso, stesso salsicciotto sotto agli occhi, stessa forma del viso. Praticamente mi troverò in una città dove sono tutti uguali.
(Li chiamerò I Replicanti?)

- A Seoul il principale passatempo serale è bere. Si comincia a bere al ristorante, si continua a bere al pub, si procede bevendo al karaoke e si finisce tutti felici e contenti a bere per la strada.
Dicono che di notte per passeggiare bisogna scavalcare la gente svenuta.
(Tutto il mondo è paese).



- Le ragazze girano con gonne molto corte, e quando salgono le scale della metro si tengono la borsetta sul didietro per coprire le vergogne. Ci sono però dei pratici mutandoni da mettere sotto alle microgonne che hanno lo scopo di eliminare ogni pensiero impuro.
(Non hanno ancora scoperto gli shorts?)

- Anche da queste parti (come in Cina) si usa scatarrare e sputare.
(Che gioia!)

In conclusione, Seoul è popolata da gente tra gli zero e i vent'anni, plasticata e bellissima (con qualche vizio disgustoso tipo sputazzare e fare versi schifosi).
Luoghi comuni? Leggende metropolitane?

Solo io quando immagino Seoul penso a Pietà di Kim Ki-duk?


giovedì 20 marzo 2014

La primavera sul balcone

In questi giorni la mia bacheca di Facebook è invasa da bellissime fotografie dei ciliegi in fiore, sia in Giappone che in Corea.

Senza dover andare così lontano mi godo la primavera che a Torino è esplosa con parecchi giorni di anticipo: temperature alte, giornate di sole, alberi fioriti. In particolare, dopo le solite ansie invernali sullo stato di salute delle mie piante, adesso mi godo la stagione sul balcone.

Una decina di giorni fa ho tolto la "copertina" alle piante in cui sono state avvolte per tutto l'inverno. In questi mesi le ho bagnate pochissimo, ho controllato sporadicamente giusto lo stato delle foglie e del terriccio. Per il resto mi sono affidata come sempre alla sorte, anche perché non sono un'esperta (anche se negli anni sono migliorata, e da "pollice nero" sono salita a "pollice grigio-verdino").


Beh, le mie cure (e la fortuna di aver avuto un inverno tutto sommato mite) hanno prodotto questo risultato:

Questo è l'angolo delle piante "imbozzolate". A dire la verità non tutte hanno trascorso l'intero inverno sul balcone, essendo alcune arrivate di recente.

Eccole nel dettaglio:

Mandarino cinese
Arrivato in febbraio (per San Valentino) con poche speranze, siccome Lore me l'ha regalato dicendomi un promettente "tanto morirà subito perché qua fa freddo, me l'ha detto anche quello che me l'ha venduto". 
A me sembra che stia benone invece.
L'unica cosa a cui presto attenzione sono i frutti: appena sono maturi li taglio via. Al momento ne stanno uscendo tantissimi, specialmente sopra.


Crisantemo
Questa piantina l'ho comprata l'anno scorso al supermercato. Convinta che sarebbe durata giusto il tempo della fioritura non l'ho nemmeno svasata. 
Nella foto a sinistra è com'era appena presa. Subito dopo aver perso i fiori è stata attaccata dalle pulci, allora l'ho isolata, potata brutalmente e lasciata lì a guarire.
La foto in alto a sinistra è della pianta quest'inverno! Cresciuta un po' troppo, mi ha regalato fiori bellissimi da ottobre a gennaio. Li ho tagliati e in soli due mesi le foglie sono già cresciute (foto in basso a sinistra). 


Bonsai (Ficus benjamin e Ficus ginseng)
Questi sono i miei bonsai più vecchi, hanno quasi 5 anni e sono cresciuti parecchio da quando li ho presi. 
Il Ficus benjamin (a sinistra) non ha quasi perso foglie, in compenso si è mangiato parecchia terra e aveva le radici esposte. 
Il Ficus ginseng (a destra) invece accusa sempre il colpo quando subisce sbalzi di temperatura, succede anche in estate, però anche se è un po' spelacchiato le foglie hanno un bel colore.
Io utilizzo un metodo assolutamente non convenzionale con i bonsai. Tanto per cominciare la mia filosofia è cresci, perciò la prima cosa che faccio è metterli in un vaso più grande e profondo. Come seconda cosa assecondo la crescita della pianta: non sarà regolare e perfetta, ma almeno è spontanea.


Fiori
L'anno scorso ho preso una dalia e la piantina con i fiori arancioni di cui non so il nome.
La dalia è bellissima ma mi ha fatto impazzire nel tentativo di debellare i bruchi da cui è stata invasa (ho vinto io, stupidi bruchi mangioni). Poi è morta, o così pare, ma in un manuale ho letto che in inverno va in letargo e allora per sicurezza l'ho coperta e messa in un posto al buio. Se resusciterà la chiamerò Lazzaro.
La pianta arancione sembrava morta pure lei, invece a gennaio nella terra è sbucata una piantina, e adesso è come la vedete nella foto a sinistra. 


Bonsai gigante
Ed ecco la star del balcone, il mio bonsai gigante che adoro. Me l'ha fatto trovare Lore una notte come sorpresa per il mio compleanno. Complice la serata abbastanza alcolica l'ho abbracciato (prima l'albero, poi anche Lore) ed è stato subito amore.
A parte qualche fogliolina secca e un po' di sete ha passato l'inverno alla grande.


Primula - Violetta
Una pianta che ho dato per spacciata, che non ho buttato via solo per pigrizia, se n'è uscita con un un sacco di fiorellini gialli! La violetta invece tentenna.


New entry: mirto e giacinti.
Non conoscevo la piantina di mirto e me ne sono innamorata subito. In effetti è così bella che mentre aspettavo il mio turno al banco salumi un paio di signore si sono avvicinate a chiedermi cos'era e dove l'avevo scovata. 
I giacinti sono sbocciati e appassiti così in fretta che non ho fatto in tempo a fotografarli. Uno bianco, l'altro blu. Quello bianco è già al secondo fiore, quello blu latita.


Le piante in serra:

Ortensia
Piantina presa al supermercato, con quattro grossi fiori e foglie bellissime, in piena fioritura da maggio a novembre. Poi ha perso praticamente tutto e pensavo che fosse morta, ma siccome la speranza è l'ultima a morire l'ho lasciata nella serra.
Nella foto a sinistra, tra i rametti secchi dei vecchi fiori è spuntata una piantina! Crescerà?


Piante grasse e Dracena marginata
A destra una piantina di quelle da un euro, da minuscola è diventata alta già sui 20 centimetri. Non solo ha passato l'inverno alla grande, ma le sono spuntati questi strani "bozzi". Se sono fortunata uscirà un fiorellino, me lo sento.
A sinistra in alto, l'unica pianta che ho tenuto in casa, la Dracena marginata. Lei è il mio orgoglio. E' il terzo tentativo (le prime due sono morte perché il pollice nero me lo sono portato dietro parecchi anni) e da piantina piccina com'era adesso è enorme e bellissima.
Le stimolo la crescita tagliando ogni tanto le foglie più in basso. 
Nelle foto a destra in basso c'è la piantina che più ha patito la grandinata di giugno dell'anno scorso, era devastata ma si è ripresa. Di fianco il geranio francese, che sembrava morto e invece zitto zitto sta mettendo foglioline nuove pure lui.


Le piante che invece all'inverno manco ci sono arrivate:
Ho il balcone esposto a ovest, prende il sole da mezzogiorno al tramonto. Le piantine a sinistra sono durate giusto il tempo di portarle a casa, troppo calda l'estate per loro.
Il bonsai ulivo invece quest'estate col caldo avrebbe dovuto star bene e si è seccato. Me lo piango ancora adesso.



Buona primavera a tutti!





lunedì 17 marzo 2014

Boomstick Award - Edizione 2014

Capita di controllare Facebook di sfuggita, leggere un post con un tag che mi riguarda (di cui non ho ricevuto notifica) e scoprire con piacere di aver ricevuto un premio. E mica un premio qualunque!

Andiamo con ordine, che altrimenti mi faccio prendere dall'entusiasmo e mi dimentico cose importanti.
Il premio è stato creato dall'autore del blog Book and Negative.
Sono stata nominata vincitrice del premio Boomstick Award da Acalia (Prevalentemente Anime e Manga) con la seguente motivazione:

"Perché tutte le volte che apro questo blog mi viene voglia di fare le valige e partire subito! Ciccola, sappilo, un giorno ti rapirò e ti sfrutterò come guida turistica per il mondo!" 

Ringrazio tantissimo Acalia: ti sono debitrice non solo per il premio, ma per tutte le volte che hai avuto la pazienza di darmi i tuoi preziosi aiuti tecnici per il blog. Mi farò rapire senza opporre resistenza, sappilo!


Il Boomstick è un premio per soli vincenti, per di più orgogliosi di esserlo. Tutto qua.
(Una botta di autostima pazzesca, averlo ricevuto!)

Come si assegna il Boomstick? Non si assegna per meriti. I meriti non c’entrano, in queste storie. (cit.).
Si assegna per pretesti. O scuse, se preferite. In ciò essendo identico a tutti quei desolanti premi ufficiali che s’illudono di valere qualcosa.
 Il Boomstick Award possiede, quindi, il valore che voi attribuite a esso. Nulla di più, nulla di meno. 


Per conferirlo, è assolutamente necessario seguire queste semplici e inviolabili regole:

  1. I premiati sono 7. Non uno di più, non uno di meno. Non sono previste menzioni d’onore. 
  2. I post con cui viene presentato il premio non devono contenere giustificazioni di sorta da parte del premiante riservate agli esclusi a mo’ di consolazione 
  3. I premi vanno motivati. Non occorre una tesi di laurea. È sufficiente addurre un pretesto.
  4. È vietato riscrivere le regole. Dovete limitarvi a copiarle, così come Egli (e per Egli intendo Hellle ha concepite.

ED ORA I VINCITORI:


Nihon, almost a love story: perché Elena è una tipa tosta, che ha saputo coinvolgermi col suo amore per il Giappone sia prima che durante la sua permanenza a Kyoto. (Anche ora che è tornata).

Rika's garden: perché ogni volta che pubblica una ricetta mi lascia a bocca aperta. Una giapponese ai fornelli: originalità, cura dei dettagli e fantasia infinita.

Questo piccolo grande Banzai: perché lo leggo da sempre. Il Giappone come non lo racconta nessun altro, dove ogni giorno scopro e imparo qualcosa di nuovo.

A casa di Simo: perché Simo potrebbe tirarsela alla grande, invece resta sempre una di noi. La persona che vorresti per amica, che quando sei giù ti fa morire dal ridere.

Soffia il vento dell'est: perché Enrico è un viaggiatore instancabile, curioso e intelligente. Adoro i suoi racconti.

Ero Lucy: perché per lei è stato amore a prima vista. Riesce sempre a farmi riflettere a lungo dopo ogni suo post, è una delle poche con cui mi dilungo in commenti lunghissimi (io che commento sempre troppo poco) e soprattutto ha il pregio di dire sempre ciò che pensa senza offendere mai nessuno. 

Persi in Corea: perché ho scoperto questo blog da pochissimo e me ne sono innamorata subito. Scritto benissimo da alcune ragazze che si trovano a Seoul per studiare, mi ha aperto un mondo sulla Corea e (soprattutto) sui coreani.   



Costoro possono a loro volta assegnare il premio ad altri 7 blogger, ma non arrogarsi la paternità del banner e del premio, quella è di Hell e gradisce molto essere citato nell'articolo (ovvero, non fate i cavernicoli, gente!).
L’assegnazione del premio deve rispettare le semplici regole sopra esposte. Qualora una di esse venga disattesa, il Boomstick Award sarà annullato d’ufficio e in sostituzione, verrà assegnato il:



Ora tocca a voi, io mi godo ancora per un po' il momento di gloria.

mercoledì 12 marzo 2014

N Seoul Tower

Andando alla ricerca dell'architettura moderna di Seoul ho iniziato ad appassionarmi a quello che è il suo simbolo: la N Tower. Abituata alle altezze vertiginose dei grattacieli e delle torri televisive cinesi la N Tower di Seoul non spicca certo per le dimensioni: costruita a partire dal 1969 e aperta al pubblico dal 1980 è alta ben 236 metri (la Canton Tower di Guangzhou arriva a 610 metri, giusto per fare un paragone).

La sua particolarità però è la posizione in cui si trova. Sorge sulla montagna Namsan, da cui domina tutta la città, ci si può arrivare con la funivia e lassù il panorama è sicuramente stupendo.


All'interno della torre si trova un osservatorio, una terrazza dove le coppiette lasciano un lucchetto per sigillare il proprio amore (ormai questa pratica ha invaso il mondo) e diversi negozi.
Di sera la torre si illumina grazie ad una serie di giochi di luci e colori.

Orario osservatorio: 10:00 - 23:00
Ingresso: 9,000 won

Photo by Biku Balkis(da Korea Tourism Organization)

Ci sono diversi ristoranti, tra cui n.GRILL dello chef stellato Michelin Duncan Robertson (qui ci sono i pdf con i menu e i prezzi). Cucina francese, ristorante panoramico ed extra lusso.
Al 1° piano della torre si trova HanCook, ristorante coreano dai prezzi più contenuti. 

I ristoranti aprono alle 10 e chiudono alle 23.
Il bar apre dalle 10 e chiude alle 22.

Per gli amanti del trash (eccomi!) dal 2008 all'interno della N Tower si può visitare il Teddy Bear Museum (presente in altre tre città della Corea del Sud). D'altra parte questa è una delle cose da non perdere secondo Rough Guides perciò una visita dovrò farla assolutamente.

Orario: 9:00 - 20:00
Ingresso: 8,000 won
(Museo + Osservatorio: 14,000 won)





Come arrivare.

In autobus:
Namsan Sunhwan Shuttle Bus n° 02 / 05 (Myeong-don Station exit 3 / Chungmuro Station exit 2)
Namsan Sunhwan Shuttle Bus n° 03 (Seoul Station exit 9 / Itaewon Station exit 4 / Hangangjin Station exit 2)
950 won - passaggio ogni 15 minuti - dalle 07:00 alle 24:00

In funivia:
andata/ritorno 8,500 won (bambini 5,500) - solo andata 6,000 won (bambini 3,500)

Da Myeong-dong c'è un servizio di navetta gratuito (autobus verdi e gialli) "Namsan Cable Car Shuttle"  (uno ogni ora) oppure l'ascensore gratuito che porta alla base della funivia.


Link utili:
La guida ufficiale di Seoul: www.visitseoul.net
Il sito della N Seoul Tower: www.nseoultower.co.kr/eng/
La funivia per la N Seoul Tower: www.cablecar.co.kr/
Il sito di Teddy Bear Museum: http://www.teddybearmuseum.co.kr/Etc/English.asp

N Seoul Tower raccontata in due blog scoperti da poco:


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